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A Caneva, preghiera per la pace nel segno di Maria

Un momento di intensa partecipazione spirituale si è vissuto sabato 11 aprile 2026 nella chiesa di Caneva di Tolmezzo, dove i fedeli si sono ritrovati per unirsi alla preghiera per la pace invocata da Papa Leone XIV, riunito con il Popolo di Dio nella Basilica di San Pietro a Roma.

A rendere ancora più significativo l’incontro è stato l’arrivo dell’immagine della Beata Vergine Maria Madre della Carnia, tradizionalmente collocata sulla cima del monte Amariana e recentemente riportata a Tolmezzo per un intervento di restauro dopo anni di esposizione alle intemperie dell’alta quota.

Numerosa e partecipe la presenza dei fedeli, che hanno preso parte alla liturgia mariana guidata dal parroco di Caneva, don Alessio Geretti, alla presenza di mons. Angelo Zanello, arcidiacono della Carnia.

Nel corso della celebrazione, don Geretti ha invitato i presenti a vivere questo tempo come un momento di profonda comunione ecclesiale: «Siamo qui, in unione spirituale tra noi e con tutta la Chiesa riunita a Roma, per pregare per il dono della pace in questo mondo tribolato e confuso, nel quale ci troviamo a vivere e nel quale crescono i nostri figli».

Richiamando il significato della presenza dell’immagine mariana, il parroco ha sottolineato come Maria sia «presenza materna e celeste» che accompagna il cammino dei credenti, ricordando che «dove ci sono i suoi figli, lì c’è anche lei». Un legame che affonda le sue radici nel Vangelo, quando, ai piedi della croce, Cristo affida Maria,la Madre, all’umanità nella persona dell’apostolo Giovanni.

Particolarmente suggestiva la riflessione legata alla collocazione della Madonna sul monte Amariana. Un segno che, secondo don Geretti, richiama anzitutto la dimensione della “salita”: quella concreta, vissuta da Maria nei suoi spostamenti tra Nazaret, Betlemme e Gerusalemme, ma anche quella interiore, fatta di fedeltà, fatica e adesione alla volontà di Dio. Una salita che culmina nella gloria del cielo, dove la Vergine è accolta pienamente, anche nella sua corporeità.

Ma c’è anche un secondo significato: dall’alto, Maria può “vedere tutto”, vegliare sui suoi figli e raggiungere ogni luogo e ogni cuore. «Affidiamole la nostra vita – ha esortato don Geretti – perché possa accompagnarci con dolcezza e arrivare là dove noi non riusciamo».

Al centro dell’incontro, la preghiera del Rosario, indicata dal Papa come via privilegiata per invocare la pace. Una preghiera che, come è stato sottolineato, non allontana dalla realtà, ma rende più responsabili davanti ad essa. «Non basta riempire le piazze – ha ricordato don Geretti –: c’è un’azione più profonda, che consiste nell’introdurre nel cuore dell’umanità gli “anticorpi” contro la violenza. Ogni volta che ci avviciniamo a Cristo e preghiamo, contribuiamo realmente a questo bene nascosto ma potentissimo».

Un invito, dunque, a coniugare testimonianza e interiorità, consapevoli che la vera pace nasce da un cambiamento profondo del cuore. La celebrazione si è conclusa in un clima di silenzio e affidamento, con i fedeli che si sono accostati all’immagine della Vergine per consegnarle, con semplicità filiale, le proprie intenzioni e speranze.

Bruno Temil

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