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Regione

Agricoltura, il Fvg ha chiesto il riconoscimento dello stato di siccità

Per attivare gli interventi le imprese agricole dovranno presentare domanda di aiuto entro 45 giorni dalla data di pubblicazione del decreto ministeriale 

“A fronte della prospettata perdita quantitativa e qualitativa dei raccolti in conseguenza alla sensibile riduzione dell’irrigazione, la Giunta regionale è intervenuta presentando al Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali la richiesta per riconoscere lo stato di siccità come evento eccezionale, unitamente all’elenco dei territori e delle colture danneggiate. Al momento si è in attesa che il Ministero proceda alla pubblicazione in Gazzetta ufficiale del decreto di declaratoria e che disponga il piano di riparto delle somme, da prelevare dal Fondo di solidarietà nazionale, tra le diverse Regioni interessate”.

Lo ha spiegato oggi in IV Commissione l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari Stefano Zannier, in risposta all’interrogazione n. 683 relativa alle misure attuate dalla Regione per contrastare i danni causati dall’emergenza idrica. “Per attivare gli interventi – ha chiarito Zannier – le imprese agricole dovranno poi presentare le domande di aiuto alla Direzione centrale risorse agroalimentari forestali e ittiche entro il termine perentorio di quarantacinque giorni dalla data di pubblicazione del decreto di declaratoria emanato dal Ministero”.

Per quanto riguarda la gestione delle future criticità, l’assessore ha osservato che “le Direzioni regionali competenti e i Consorzi di bonifica agiscono costantemente in modo coordinato, anche confrontandosi per tempo con le organizzazioni sindacali agricole e con i diversi portatori di interesse”.

Nel corso dei lavori della Commissione, l’esponente della Giunta è inoltre intervenuto relativamente alle azioni di salvaguardia dei Magredi, in particolare delle Zone speciali di conservazione (Zsc) dei Magredi di Tauriano e dei Magredi del Cellina, individuate in aree già appartenenti al Demanio militare e utilizzate da decenni come poligoni per esercitazioni militari o come depositi di munizioni.

“L’attività di esercitazione militare – ha rilevato l’assessore – anche se comporta dei momenti di disturbo concentrato e intenso, complessivamente ha evitato nei decenni precedenti una trasformazione radicale di tali praterie per altri usi di tipo agricolo o insediativo come avvenuto fuori dalle aree militari. Ciò ha permesso la conservazione delle più grandi praterie di pianura in ambito nazionale con presenze floristiche e faunistiche endemiche e molto rare. I piani di gestione dei siti in oggetto – ha concluso Zannier – prevedono una misura di conservazione che stabilisce un contatto diretto tra gli uffici regionali e i comandi militari, al fine di segnalare in tempi rapidi eventuali problematiche ambientali che dovessero sorgere a seguito delle attività addestrative”. 

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