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Ami Ritmea, l’orchestra inclusiva il 13 febbraio a San Giovanni al N., il 14 a Lestizza

Quando è nata, nel 2017, l’Attività di musica inclusiva della scuola Ritmea di Udine aveva 7 allievi. A nove anni di distanza ne ha più di 130, che suonano nell’Orchestra sinfonica inclusivaAmi Ritmea, ensemble di 45 elementi che vede seduti fianco a fianco musicisti con e senza disabilità e che, oltre a collaborazioni con rinomate orchestre, associazioni musicali e rassegne della regione – Filarmonici Friulani, Orchestra da Camera Fvg diretta da Romolo Gessi, Udine Classica, Nei suoni dei luoghi, Modern jazz di Simularte – è ormai seguita da un pubblico tutto suo «che viene ad ascoltare i nostri concerti non per solidarietà o beneficenza, ma perché ama i nostri arrangiamenti, perché creiamo un’altra musica, un nuovo tipo di concerto che accoglie tutti».
Nelle parole di Antonella Rigo, la fondatrice dell’Orchestra Ami Ritmea, c’è tutta la soddisfazione per un progetto che è diventato solido e sempre più apprezzato dal pubblico. Al punto che, ormai, il calendario degli impegni è molto ricco, con concerti quasi ogni mese.
I prossimi, Ami Ritmea li terrà venerdì 13 febbraio nell’auditorium Zorzutti a San Giovanni al Natisone, alle ore 20.15, nel programma organizzato da Rime Mute, e sabato 14 febbraio nell’auditorium comunale di Lestizza, nell’ambito della stagione dell’Ert (20.45).
Il programma, che come sempre spazia dalla classica per arrivare fino al pop e al rock, prevede musiche di Ortolani (“Fratello sole”), Vangelis (“1492), Bizet, Debussy, Strauss, Shostakovich, Elgar, Charpentier (il celebre Te Deum dell’eurovisione), gli Europe (“The final countdown”). Sul podio venerdì 13 salirà Leonardo Grimaz, sabato 13 toccherà ad Alessio Domini.
Il sogno, che anche da queste colonne, Rigo aveva annunciato qualche anno fa, ovvero di creare un’orchestra regionale stabile inclusiva, ora si è realizzato, esempio unico in regione. «I nostri allievi – spiega – provengono da tutto il Friuli ed anche da Trieste e Monfalcone, mentre l’attività dell’orchestra è molto intensa».
Sempre Rigo tiene a sottolineare che «noi non intendiamo la musica come strumento terapeutico, ma come una pratica fatta da artisti. I nostri musicisti non sono pazienti, ma, per l’appunto, musicisti. Da noi si studia, si fatica, si fanno le prove. In sostanza partiamo dalle abilità delle persone, non dalle loro fragilità. Se un allievo ha capacità ritmica insistiamo su quella. Se un altro ha un problema muscolare gli facciamo suonare lo strumento in modo diverso da chi questo problema non ce l’ha, ma lo facciamo suonare ugualmente. Allo stesso modo la partitura orchestrale è creata appositamente tenendo conto delle capacità di ciascun musicista». Proprio su questo principio viene anche costruito il repertorio. «Per esempio il brano “The final coundown” degli Europe l’abbiamo inserito in repertorio perché ad un allievo veniva particolarmente bene. In generale, i nostri programmi da concerto sono molto vari e costruiti durante le prove: la musica viene cucita sulle abilità di ciascuno».
L’orchestra è costituita per metà da musicisti con disabilità, per l’altra metà da insegnanti “affiancatori”. Il risultato? Che al pubblico la musica di Ami Ritmea piace, al punto che, racconta Rigo, «i teatri sono sempre pieni e spesso non c’è posto per i parenti dei musicisti». I ragazzi come reagiscono? «Sono serissimi, non mancano mai alle prove. Per loro è una gran “botta” di autostima e gratificazione personale».
L’Orchestra sinfonica inclusiva è composta da musicisti tra i 20 e i 50 anni. Ma visti i tanti allievi e il successo del progetto, anticipa con soddisfazione la responsabile, «a fine maggio ci sarà il debutto dell’orchestra giovanile, per ragazzi dagli 11 ai 20 anni».

Stefano Damiani

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