Manca meno di un mese ad un appuntamento che la nostra Arcidiocesi sta preparando da tempo: la celebrazione eucaristica di domenica 3 maggio, a Gemona, presieduta dal cardinale Matteo Maria Zuppi. Sarà una giornata importante! Ma perché lo sia, ogni comunità parrocchiale o gruppo ecclesiale deve prepararsi a quell’evento con passione, intensità di fede e riscoperta delle motivazioni che stanno a fondamento di questo grande incontro.
Domenica 3 maggio, tutte le parrocchie si raduneranno a Gemona, perché convocate come Chiesa unita attorno al Pastore che ci guida. 50 anni fa la fede e la saggezza di un altro grande Pastore, l’arcivescovo Battisti, assieme ai suoi preti e al suo popolo, seppe “stare” ai piedi della croce (il terremoto) come la Vergine Maria. Seppe guidare le comunità, aiutandole a rialzarsi da quel sepolcro di morte che fu il terremoto.
Anche oggi la nostra Chiesa particolare accoglie l’invito del vescovo Riccardo, che il Papa ci ha donato come guida. Egli ci chiama a raccolta come sempre hanno fatto i nostri vescovi nei tempi critici e di rinnovamento. Ancora la nostra Diocesi vuole impastarsi con la storia e le sofferenze della sua gente, vuole essere Chiesa fedele al vangelo, e al Dio che si è fatto carne dentro un popolo. Anche oggi il nostro Arcivescovo ci chiede di sentirci Chiesa e di testimoniare il nostro amore a Gesù Cristo e alla nostra terra.
Sono convocate le diverse componenti ecclesiali: famiglie delle parrocchie, laici impegnati, movimenti e gruppi ecclesiali, i presbiteri e i diaconi, i consacrati e le consacrate. Fin dal mattino, sono convocati i giovani in una festa presso il santuario di S. Antonio e i ministranti, accompagnati dalle loro famiglie.
Il 3 maggio, come Chiesa diocesana faremo memoria dei 1000 morti del sisma, ma approfondiremo pure la memoria del tantissimo bene ricevuto in quell’occasione attraverso i gemellaggi con le diocesi italiane e straniere. Già nel pomeriggio di sabato 2 maggio nelle comunità terremotate, saranno presenti le delegazioni delle Diocesi gemellate guidate dai vescovi o dai loro delegati, che esse aiutarono in vario modo, specie con la costruzione dei “Centri della Comunità”. Sarà un pomeriggio di memoria, di gratitudine, di incontri, di preghiera con la celebrazione eucaristica nelle chiese ricostruite; sarà occasione di festa e di gioia per quanto lo Spirito ha suscitato nei nostri paesi attraverso la loro carità. E quel “grazie” sarà ripetuto poi domenica 3 pomeriggio a Gemona.
Ma il 3 maggio, non sarà solo memoria del passato. La Chiesa udinese guarda al presente e si proietta nel futuro per riscoprire la gioia del vangelo da trasmettere ai giovani, ai ragazzi, agli adulti; la gioia dell’evangelizzazione e dell’essere Chiesa.
Sullo sfondo di questo grande incontro ecclesiale stanno interrogativi di grande peso: come rendere sempre più viva e bella la nostra Chiesa diocesana? Come rispondere oggi agli interrogativi spirituali e morali che la interpellano? Come raggiungere i lontani, specialmente i giovani, che hanno abbandonato la fede? Come prenderci cura delle famiglie, con i loro problemi e potenzialità?
L’Arcivescovo ci chiede un segno di particolare unità in un’occasione significativa carica di memoria. Vuole ravvivare la nostra testimonianza ecclesiale, e ci chiede di essere maggiormente incisivi in questo Friuli sconvolto oggi – non da terremoti- ma da grandissime sfide: la perdita di amore alla vita; la paura del matrimonio cristiano; la mancanza del senso della fedeltà coniugale; la perdita della speranza; la sete di una spiritualità e di una fede più vive vissute in comunità vive.
Papa Francesco, ci ha ricordato che questa non è «un’epoca di cambiamenti, ma un cambiamento d’epoca». Ciò è determinato dalla trasformazione profonda e strutturale che sta avvenendo nel mondo, ed anche nel nostro Friuli.
Accogliamo allora l’opportunità di questi eventi anniversari per interrogarci su quali cambiamenti personali ed ecclesiali ci sono richiesti. I rapidi cambiamenti segnano una svolta radicale nella cultura del nostro popolo, che necessita di un approccio pastorale qualitativamente nuovo e da realizzare con una certa rapidità. Non perdiamo quest’opportunità di riflessione!
Mons. Dino Bressan, Vicario Generale














