A breve sarà pubblicato l’ultimo libro – in ordine di tempo – che riporta 53 storie di ex giocatori d‘azzardo patologico “rinati” grazie all’accompagnamento di Agita, associazione che a Campoformido e Faedis offre una risposta concreta alla richiesta d’aiuto delle famiglie e di chi è caduto nella spirale dell’azzardo, con presa in carico e terapia di gruppo. «Volutamente è dedicato ai Parlamenti italiani che dal nuovo secolo hanno introdotto l’azzardo di Stato, tradendo, ieri come oggi, i cittadini e i principi della democrazia». Non fa giri di parole Rolando De Luca, psicologo e psicoterapeuta, uno dei massimi esperti italiani nel campo della dipendenza da gioco d’azzardo, fondatore nel 1993 di Agita, centro di terapia per ex giocatori dove – illustra – «sono attivi dieci gruppi con finora oltre 13 mila sedute che caratterizzano un percorso dove il coinvolgimento è anche quello dei familiari della persona che ha la dipendenza».
Un dato che, dopo 30 anni di professione dedicati per lo più alla cura dell’azzardo patologico, potrebbe essere motivo di soddisfazione. «Lo è dal punto di vista personale – ammette De Luca –, perché vedo dei risultati, seppur si tratti di percorsi lunghi in cui si va a lavorare sulle storie personali e familiari, tenendo conto che sono almeno cinque le persone che, di riflesso, soffrono il peso del disagio che porta con sé il giocatore d’azzardo, ovvero sono vittime passive del gioco. Ma dal punto di vista sociale, con l’azzardo di Stato venduto come innocente divertimento, siamo davanti ad una guerra persa…».

De Luca punta il dito contro un sistema dove tutto è normalizzato – «I risvolti negativi e la gravità della ludopatia sono spesso banalizzati e minimizzati» – e il cui reale obiettivo è fare cassa. «Quest’anno probabilmente il giro d’affari per lo Stato sarà intorno ai 160 miliardi di euro, con un utile superiore ai 20 miliardi. Non esiste in Italia un’azienda che abbia questi numeri, oltretutto nel tempo in costante espansione. In quasi 30 anni – riflette – abbiamo buttato nell’azzardo legale il debito pubblico del Paese, e in Italia, lo dicono i dati del 2019 dell’Istituto Superiore di Sanità, c’è un milione e mezzo di giocatori di azzardo patologici», riflette De Luca.
Dietro a questi numeri, evidenzia, è chiaro che la ludopatia può colpire tutti, «non solo le classi sociali più basse e questa dipendenza spesso si accompagna a quelle da alcool e da fumo. In questi anni ho visto aziende sane fallire o arrivare sull’orlo del baratro perché i titolari erano caduti nella rete dell’azzardo, oggi per lo più proposta online, sempre a disposizione, anche dei minorenni, e a cui si accede comodamente da casa…».
Insomma, «un fenomeno sociale fuori controllo, contrastato da qualche progetto terapeutico pubblico organizzato a macchia di leopardo». Ma a Campoformido e Faedis si continua ad aprire la porta a chi bussa per chiedere aiuto. «È un lavoro faticoso certo, ma coinvolgente, che proseguirà perché nel 90% dei casi si riesce ad uscire dal problema». E il libro – che sarà distribuito in maniera gratuita a breve – ne è testimonianza con le 53 storie che sono solo una selezione delle tante “rinascite” di chi si rivolge ad Agita e al suo fondatore.
Monika Pascolo













