Non c’è persona a Bertiolo e nei comuni limitrofi che non abbia conosciuto – e apprezzato – il negozio della famiglia Floratti, in via Grande, meglio noto come “Là di Florat”. Alle spalle una storia che affonda le radici all’inizio del 1900 e che per quattro generazioni è stata al servizio della comunità e che si è conclusa definitivamente qualche giorno fa, con la morte di Paolo Floratti, 76 anni. Insieme alla moglie Giovanna, mancata nel 2007, è stato l’erede di quello che l’appassionata storica locale, Raffella Beano, ha definito «il supermarket “ante litteram”». È lei che tempo addietro, grazie ad una puntigliosa ricerca avviata su desiderio di Paolo, ha messo insieme i tasselli di una storia antica, ricostruendo molte delle vicende che hanno caratterizzato la dinastia di commercianti bertiolese e nello stesso tempo tracciando affreschi di vita quotidiana e riportando alla memoria momenti e aneddoti di chi in quel negozio è entrato almeno una volta nella vita. «Lì dentro ci sono i ricordi della mia infanzia… di quando venivo a Bertiolo con il nonno, per andare da Floratti», è solo una delle testimonianze raccolte.
Ma è attraverso i documenti sottoposti a suo tempo da Paolo che si viene a sapere che nel 1917 il calzolaio Antonio Floratti, nonno di Paolo, risulta attivo mantenendo nell’intestazione dell’attività il nome del padre Osvaldo a sua volta calzolaio. «Esiste una corrispondenza con il Calzaturificio Ambrosiano di Milano che invia il proprio listino prezzi». C’è poi traccia del fatto che la ditta acquista da “Giovanni Dose Fabbrica di zoccoli” di via Viola a Udine, «legni da donna e da uomo con altri accessori». In un quaderno, illustra Beano, «annota gli importi dovuti dai clienti che raggiungono Bertiolo da Sterpo, Pozzecco, Gradisca di Sedegliano, Rivolto e Passariano per commissionargli zoccoli». Antonio si rivolge anche alla ditta “F.lli Polo Conceria Pellami” di San Vito al Tagliamento dove acquista solette di cavalli, vitelli e montoni oltre a due aghi speciali.
Gli anni scorrono e Antonio – insieme alla moglie Marianna Della Siega (detta “Mariane”) – gestisce un’attività commerciale. La coppia, con un carretto trainato dal cavallo, «è presente con i propri prodotti nei principali mercati del Medio Friuli, tra cui quello di Codroipo, cittadina dove vive la sorella di Marianna, Emilia, che con il marito, il Cavalier Enrico Cengarle, ricordato anche come uno di coloro che hanno istituito la “Cucina dei poveri” di Codroipo, è titolare della Locanda Italia». Di Antonio si dice che sia «un artista nel fare le scarpe e pure gli zoccoli, richiestissimi soprattutto dai casari perché in latteria isolavano dall’acqua e dall’umidità».

Antonio e Marianna avranno quattro figlie femmine e un maschio, Aleardo, padre di Paolo che, una volta rientrato dalla Russia, sposa Iside Minin, sorella di don Lauro Minin, in amicizia con il card. Pironio. «La donna fa parte della famosa famiglia ancora in attività a Porpetto, ”Minin Abbigliamento”, e grazie alla vena imprenditoriale, col marito negli anni ’50 avvia a Bertiolo uno dei negozi più noti del Medio Friuli, introducendo abbigliamento e altri articoli, proprio negli spazi in cui Antonio aveva un piccolo banco da lavoro», racconta Beano. È del 1955 un documento che dà conto dell’acquisto da parte della ditta Aleardo Floratti di una commessa di lana a Codroipo, da Ignazio Gasparini, fornitore ricorrente.
Gli anni scorrono e la bottega – che è insieme merceria, profumeria, calzaturificio, negozio di abbigliamento, cartoleria, …– passa a Paolo e Giovanna, offrendo sempre alla clientela una vastissima gamma di prodotti, molti dei quali al passo con la moda dei tempi. «Come non ricordare l’acqua di colonia, da “Mio sogno” a “Vele al vento” e poi “Tabacco d’Harar” confezionato nelle boccette di vetro di Murano e “Super classica” accanto a cipria, sapone, talco e borotalco di marca “Contessa”». Le scarpe – a riprova che la tradizione familiare avviata dal bisnonno Osvaldo e proseguita con nonno Antonio non si è poi persa, ma si è giustamente adeguata alle esigenze moderne – restano uno dei prodotti di punta. «D’estate sono sandali e zoccoli e d’inverno sono stivali alla coscia, al ginocchio e tronchetto», ricorda Beano.
«Per 70 anni “Là di Florat” è stato punto di riferimento, fornendo ai residenti e non solo tutto il necessario, con i clienti che sapevano di raggiungere il negozio e trovare sempre risposta alle proprie richieste – aggiunge Beano –. È importante nella storia di un paese ricordare il valore di servizio che hanno rappresentato queste realtà, come accade con quelle di oggi: il contatto con le persone, la misura umana, il saper fare e saper tenere le relazioni, comprendendo anche le esigenze del bilancio familiare, andando incontro a chi magari chiedeva una dilazione nel pagamento, segnando semplicemente la cifra in sospeso su un quadernetto. Una vicinanza alla gente, concreta e leale…». E come non ricordare che sono tante le giovani che hanno lavorato da Floratti. «E alcune continuano la tradizione, come Viviana Valoppi, titolare del negozio di abbigliamento di Bertiolo, e pure le Sorelle Venuto che continuano l’arte che loro madre aveva imparato a bottega dalla signora Iside». Insomma, una pagina ancora aperta, della storia del commercio a Bertiolo, fatta di tenacia e passione. Valori che la famiglia Floratti, nel corso di oltre un secolo, ha saputo ben seminare.
Monika Pascolo














