A oltre due mesi dall’apertura, avvenuta a inizio dicembre, la Casa della comunità nella sede del Distretto, in via San Valentino, con la novità dell’ambulatorio per le cure primarie aperto ogni giorno sulle 24 ore, registra 90 accessi al giorno durante il week end (il vecchio servizio di guardia medica un tempo collocato al Gervasutta) e nelle giornate in cui gli ambulatori dei medici di Medicina generale sono chiusi per aggiornamento; mentre durante la settimana gli accessi di chi per vari motivi non può rivolgersi al proprio medio di base si riducono a 10-15 al giorno. «Abbiamo dato una risposta di salute in più ai nostri cittadini», spiega il direttore dell’Azienda sanitaria universitaria Friuli Centrale, Denis Caporale, facendo un bilancio di questo servizio.
A svolgerlo attualmente sono i medici della cooperativa pordenonese Arkesis, ma, in base alla normativa (il decreto ministeriale 77), nelle Case della comunità dovrebbero operare i medici di Medicina generale. Sono stati fatti passi avanti su questo fronte? «Ci stiamo lavorando. L’Ordine dei medici ci ha appena chiesto di facilitare un incontro con i medici di Medicina generale per spiegare cosa sono le Case della comunità e le opportunità che operarvi dà al professionista», risponde Caporale.
All’inaugurazione della sede di via San Valentino era stato annunciato che le Case della comunità avrebbero dovuto alleggerire i Pronto soccorso. È accaduto? «Finora ciò non è stato quantificato – risponde il direttore di Asufc. Tuttavia per affrontare il problema dell’intasamento del Pronto soccorso di Udine abbiamo realizzato un’operazione per suddividere all’interno dei Ps di tutta l’Asufc i codici minori. Ciò ha comportato un’importante riduzione dei tempi di attesa dei codici minori, che attualmente variano tra i 25 e i 30 minuti per accesso».
23 nuove aree dipartimentali
Intanto Asufc ha presentato, lo scorso 4 febbraio, il nuovo atto aziendale che introduce 23 nuove aree dipartimentali, da quella cardiochirurgica a quelle toracica, vascolare, chirurgica, gastroenterologica, senologica, solo per citarne alcune. «L’obiettivo – spiega Caporale – è rendere i percorsi di cura più uniformi e con garanzia della medesima qualità per tutti i cittadini del territorio, indipendentemente dal punto di accesso. Tutto ciò per ottenere una sostenibilità non solo economica, ma soprattutto dal punto di vista della disponibilità delle risorse umane». Caporale tiene a precisare che «la risposta che stiamo dando ora sui singoli presidi ospedalieri e territoriali rimarrà invariata». Si sposteranno di più i medici da un ospedale all’altro? «Non sempre – risponde il direttore di Asufc – ma in alcuni casi sì. L’obiettivo è condividere tutte le risorse del comparto, sia mediche che tecniche».
Nuovo ospedale nel 2027 e 2028
Prosegue anche il cornoprogramma per i padiglioni del nuovo ospedale.
È stato da poco siglato l’accordo che affida ad un gruppo temporaneo d’imprese, con capofila la Manens di Padova, la redazione del progetto definitivo per la realizzazione del nuovo padiglione 6 che sorgerà al posto dell’ex Pensionanti, in demolizione a partire da settembre. Il nuovo edificio, che dovrebbe essere pronto per il 2028, è destinato ad ospitare gli ambulatori, migliorando il percorso del cittadino, che riceverà in un unico luogo tutte le risposte.
Procedono anche i lavori del 3° e 4° lotto del padiglione 15. «Il completamento – anticipa Caporale – è previsto nel 2026. Il 2027 sarà l’anno dei collaudi e dei primi ingressi nel nuovo ospedale».














