«È sempre stata una presenza discreta da un lato e nello stesso tempo molto attenta, sensibile e anche capace di dare indirizzo. Certamente una figura particolarmente stimolante, oltre il legame affettivo che ci univa». Così don Plinio Donati fa memoria dello zio, mons. Raffaele Nogaro, nato 92 anni fa a Gradisca di Sedegliano. Dove, il giorno dell’Epifania, alle 15, le campane della chiesa parrocchiale di Santo Stefano hanno annunciato la sua morte. Tanti ancora lo ricordano, nonostante mons. Nogaro mancasse da una quarantina d’anni.
Al dolore della comunità locale si unisce quello della Diocesi. Ai funerali, che si celebreranno a Caserta venerdì 9, parteciperà anche una delegazione diocesana col vicario generale mons. Dino Bressan, e contemporaneamente una Messa di suffragio sarà presieduta dall’arcivescovo mons. Riccardo Lamba in Cattedrale a Udine (alle 10).
Mons. Lamba: «Ci lascia un’eredità preziosa. Facciamone tesoro»
«La morte di mons. Raffaele Nogaro ci riempie il cuore di umana tristezza – afferma mons. Riccardo Lamba –, ma ci invita anche a ringraziare il Signore per il dono della sua vita e del suo ministero sacerdotale ed episcopale».
«Il fatto che nel 1973 quasi cento preti della città lo volessero parroco della Cattedrale di Udine è indice della grande caratura morale e spirituale di mons. Nogaro, riconosciuta dai confratelli friulani – continua l’Arcivescovo –. Il suo impegno episcopale in Campania accanto a migranti e alle vittime della criminalità è, invece, un’eredità preziosa che egli lascia alla Chiesa italiana tutta. Possiamo dire che con la sua “radicale mitezza” mons. Raffaele Nogaro ha accolto l’invito di Gesù a essere, come lui, “mite e umile di cuore” per trovare nei “fratelli e sorelle più piccoli” il suo volto autentico.
Facciamo tesoro della sua eredità, ringraziamo il Signore per la sua vita e affidiamo la sua anima all’abbraccio misericordioso del Padre».
Don Plinio: «Un sacerdote discreto, ma deciso. Era amato»
«Sono stato recentemente a trovare mio zio, non mancherò alla celebrazione delle esequie, insieme ad altri familiari – afferma il nipote di mons. Nogaro, don Plinio Donati –. Mia sorella è già a Caserta, perché ha assistito lo zio negli ultimi giorni». «Prima che lui diventasse vescovo – ricorda ancora Donati – il nostro era un rapporto più frequente, settimanale; in seguito è stato per lo più legato ad alcuni incontri telefonici e a diverse visite, ma sempre costante. Finché era abbastanza in salute, rientrava lui in Friuli una volta all’anno. Negli ultimi tempi, invece, siamo stati noi nipoti a visitarlo e a mantenere dei contatti, ma si è trattato sempre di una vicinanza che andava oltre il legame affettivo, anche di condivisione delle problematiche, di partecipazione, difficile riassumerlo a parole».
Don Plinio descrive lo zio come «una persona volitiva, molto riservato, com’è un po’ il carattere dei friulani. Era sempre discreto, ma nello stesso tempo le sue posizioni erano molto chiare e quando decideva che era opportuno un suo intervento non si tirava indietro davanti a niente, a nessuno. Lo faceva però sempre con molta delicatezza. Non era mai impositivo, aveva grande rispetto delle persone. Questo l’ha caratterizzato in tutto il periodo del suo episcopato».
La nomina a Vescovo di Sessa Aurunca nel 1982 fu per tutti una sorpresa, ricorda ancora don Plinio, «ma lui l’accettò come disegno del Signore e da quel momento si prese carico completamente della situazione che trovò in quella diocesi, facendo anche delle scelte impegnative, con tipico slancio di chi sa di potersi affidare al Signore serenamente».
Il parroco di Scampia, don Manganiello: «Andavo da lui per prendere coraggio»
Raggiunto telefonicamente, anche il parroco di Scampia e fondatore dell’associazione antimafia “Ultimi”, don Aniello Manganiello, traccia un commosso ricordo del vescovo friulano Raffaele Nogaro. «È stato un grande uomo, un grande sacerdote e grande vescovo. Per il suo impegno contro la Camorra è stato una spalla, uno stimolo forte, un sostegno, una garanzia per tutti quei preti che ogni giorno nel territorio campano si impegnano a contrastare la Camorra. Ci ha fatto sentire di non essere soli, di avere un uomo santo, un uomo coraggioso dalla nostra parte».
Don Manganiello ricorda di quando mons. Nogaro ha celebrato Messa in una discarica, per richiamare l’attenzione delle istituzioni al grande problema dei rifiuti nella zona», sottolinea la sua «grande capacità relazionale», il suo essere «lontano dalle strutture e vicino ai bisogni delle persone». E racconta delle numerose volte in cui è andato a visitarlo quando il vescovo ormai in pensione per raggiunti limiti di età viveva vicino alla Cattedrale, «in un appartamento poverissimo». «Molte volte sono andato da lui per prendere un po’ di coraggio e di forza. Che santità! Anche quando raccontava di problemi e di situazioni che lo facevano soffrire, delle grandi battaglie per contrastare la criminalità organizzata, ne parlava sempre con grande serenità. Aveva Dio nel cuore! Questo mi ha sempre colpito: uno se ne andava via dal colloquio con lui, con serenità dentro e con la consapevolezza di non essere solo, che oltre al Signore aveva anche vicino un fratello maggiore che ti sostiene, che ti accompagna».
Saviano: «Ha aperto porte, tolto muri, fatto spazio agli ultimi»
Anche il noto scrittore Roberto Saviano ieri sui social ha ricordato monsignor Nogaro spendendo per lui parole di profonda gratitudine. “Nogaro – scrive Saviano in un post facebook – ha passato la vita a rendere casa i luoghi che attraversava: aprendo porte, togliendo muri, facendo spazio agli ultimi.
La sua fu una Chiesa che non restò in silenzio. Nogaro – continua Saviano – denunciò la camorra e le sue connessioni sociali, criticando corruzione e silenzi compiacenti.
Un approfondimento dedicato al ricordo di mons. Nogaro si può leggere sulla Vita Cattolica dell’8 gennaio 2026













