È una storia nella storia quella di Diego Minisini, classe 1953, di Pagnacco, grazie a vicende lavorative e personali che si intrecciano in maniera indissolubile con il passato del settimanale “la Vita Cattolica”. Entrato come garzone, appena 16enne, alle Arti Grafiche Friulane che avevano sede in via Treppo a Udine (dove attualmente ci sono le redazioni del giornale e di Radio Spazio), col passare degli anni è diventato il fotografo del giornale. Era il 1969 quando ha mosso i primi passi nella tipografia che al tempo – già punto di riferimento nell’editoria udinese per la conservazione e diffusione della storia e della cultura locale –, stampava anche il settimanale diocesano. «Ricordo la rotativa e le pagine del giornale composte in piombo: ognuna era un pezzo d’arte, ci mettevi del tuo e i titoli erano fatti a mano con i caratteri mobili».

Nello stesso edificio, racconta Minisini, al piano terra c’era la tipografia, al primo piano i locali erano adibiti a magazzino carta e in parte come sala mensa e spogliatoi per i dipendenti, mentre al secondo piano si conservavano le matrici utilizzate per la stampa. «Lo scantinato ospitava la legatoria e il confezionamento dei manufatti, tra cui anche “la Vita Cattolica” che veniva preparata per la spedizione via posta agli abbonati. In questo settore erano impiegate per lo più donne e tra loro anche la mia futura moglie», aggiunge sorridendo.
Il cambio di mansione per Minisini avviene attorno agli anni ‘77/’78. «Ho iniziato a fare servizi fotografici dividendomi tra Arti Grafiche e settimanale, in questo caso spesso andando al seguito del giornalista per i vari servizi. Una collaborazione proseguita anche quando – era il 1991 – l’ex garzone decise di mettersi in proprio, aprendo uno studio fotografico tutto suo a Pagnacco. «Ho iniziato a scattare fotografie con continuità per il giornale quando il direttore, dopo il terremoto del 1976, era don Ottorino Burelli – racconta –; ho proseguito fino al 1997 con mons. Duilio Corgnali e con il caporedattore Ezio Gosgnach».

Minisini si è trovato spesso a immortalare la storia del Friuli e della Chiesa udinese con la sua macchina fotografica. «Abbiamo seguito il post terremoto, il periodo della ricostruzione, grandi eventi come i Mondiali di calcio di Italia 90 e nel 1992 la visita del Papa San Giovanni Paolo II, oltre a tantissime trasformazioni sociali. Ricordo che con particolare attenzione abbiamo dato conto dell’arrivo dei primi immigrati giunti dal Nord Africa per lavorare nell’area del distretto della sedia, tra Manzano e San Giovanni al Natisone, raccontandone le condizioni di vita, spesso precarie e difficili. Tra gli eventi che ho avuto l’opportunità di seguire e che hanno suscitato in me grande emozione anche il rimpatrio al Tempio di Cargnacco del primo soldato dal fronte russo nel 1990».
Nella memoria del fotografo ci sono poi gli appuntamenti a cui partecipava l’Arcivescovo – spesso presente in Arti Grafiche e in redazione per condividere momenti di preghiera con i collaboratori –, raccontati sempre anche attraverso le sue immagini, molte delle quali ancora custodite con estrema cura nel suo archivio personale.

«Posso dire che l’esperienza iniziata in tipografia e proseguita al settimanale, che al tempo erano un tutt’uno, sia stata per me un capitolo eccezionale che conserverò per sempre nel cuore – aggiunge –; sono stati anni di “scuola di vita”, di grande collaborazione e profondo senso appartenenza. Che è lo stesso che sento ancora oggi, orgoglioso che nella storia centenaria del giornale ci sia anche un pezzo della mia vicenda personale».
Monika Pascolo














