
Commento al Vangelo del 31 agosto 2025,
XXII Domenica del Tempo Ordinario
Lc 14, 1. 7-14
Avvenne che un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo.
Diceva agli invitati una parabola, notando come sceglievano i primi posti: «Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più degno di te, e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: “Cèdigli il posto!”. Allora dovrai con vergogna occupare l’ultimo posto. Invece, quando sei invitato, va’ a metterti all’ultimo posto, perché quando viene colui che ti ha invitato ti dica: “Amico, vieni più avanti!”. Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali. Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato».
Disse poi a colui che l’aveva invitato: «Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici né i tuoi fratelli né i tuoi parenti né i ricchi vicini, perché a loro volta non ti invitino anch’essi e tu abbia il contraccambio. Al contrario, quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti».
Parola del Signore.
A cura di don Michele Sibau
La liturgia della Parola in questa ultima domenica di agosto propone una seria riflessione riguardo alla grande virtù dell’umiltà. Una virtù importante che ci aiuta a trovare il nostro vero posto nella vita, di fronte agli altri e di fronte a Dio. In antitesi, il peccato capitale dell’orgoglio, che conduce l’uomo alla ricerca dei primi posti sospinto da un’arrogante autosufficienza, porta ad una vita di solitudine con se stessi e con i propri bisogni.
Gesù, per spiegare il suo pensiero ed insegnare le verità che sono “via al cielo” (prefazio Apostoli) oltre ad utilizzare immagini efficaci come quelle della porta stretta o del fuoco che abbiamo incontrato nelle scorse domeniche, spesso prende spunto da fatti ai quali egli assiste. Da acuto osservatore dei comportamenti dell’uomo e da fine interprete dei loro risvolti spirituali e motivazionali, Gesù si serve di essi per stigmatizzare una condotta o, al contrario, per sollecitare emulazione e sapiente imitazione.
Il Signore, nella parabola ascoltata nel Vangelo, prende spunto dalle piccole fragilità umane, dalle virtù e dai gesti quotidiani del tempo. Utilizza un linguaggio semplice che conquista l’attenzione, penetra nel cuore e scuote le coscienze.
Gesù, invitato a pranzo in casa di un capo dei farisei, osserva come gli ospiti si precipitino ad occupare i primi posti. In questa ricerca possiamo cogliere una tendenza che tante volte si radica nel cuore umano: ognuno desidera stare più avanti, vorrebbe essere il migliore. È la sete di protagonismo che fa bramare con arroganza al primo posto. Scegliere i primi posti equivale a porre se stessi davanti a tutto e a tutti, è voler piegare ogni cosa ai propri interessi, è pretendere di essere serviti piuttosto che servire…
Questo tipo di atteggiamento, che rischia di diventare uno stile di vita, viene stigmatizzato da Gesù perché estremamente dannoso, perché porta gli uomini ad essere concorrenti e nemici l’uno dell’altro.
Scriveva don Tonino Bello: vai all’ultimo posto, non per un senso di indegnità o di svalutazione di te, ma per segno d’amore e di creatività. Perché gesti così generano un capovolgimento, un’inversione di rotta nella nostra storia, aprono il sentiero per un tutt’altro modo di abitare la terra.
Siamo invitati a riflettere su noi stessi, sulle nostre comunità, sulle nostre famiglie: tante volte ci sono divisioni, gelosie, invidie, anche tra di noi. È una tentazione molto attuale che riguarda tutti: la ricerca del consenso degli altri, del potere da esercitare. È necessario saper vigilare su se stessi avendo il coraggio di smascherare le logiche della rivalità che avvelenano i rapporti.
Gesù opera un ribaltamento di mentalità: ai circoli di potere di pochi eletti si sostituisce il dono di Dio che è offerto a tutti, chi lo accoglie potrà diventare un operatore di pace e non di divisione.
In questa breve parabola sui posti da occupare a tavola ci viene offerta una semplice regola per l’ingresso nel Regno dei cieli. L’orgoglio, l’autosufficienza, l’arrivismo ne costituiscono un ostacolo; l’umiltà, la semplicità, il rispetto buono della giustizia sono invece le condizioni ideali.
San Paolo scrive nella Lettera ai Filippesi: non fate nulla per spirito di rivalità o per vanagloria, ma ciascuno di voi, con tutta umiltà, consideri gli altri superiori a se stesso, senza cercare il proprio interesse, ma anche quello degli altri (2,3-4).
E ancora, nella Lettera ai Romani: abbiate i medesimi sentimenti gli uni verso gli altri; non aspirate a cose troppo alte, piegatevi invece a quelle umili. Non fatevi un’idea troppo alta di voi stessi (12,16). Sia questo lo stile di vita che anima le nostre comunità cristiane e le nostre famiglie.
don Michele Sibau