Sarà un incontro aperto a tutti: catechisti e catechiste, ma anche persone che – a cinquant’anni di distanza – desiderano leggere la storia del terremoto del 1976 con la lente della fede. Domenica 15 febbraio l’aula 3 del polo universitario di economia, in via Tomadini a Udine, ospiterà il convegno «Dare senso. Uno sguardo biblico e pastorale su ieri e oggi». L’appuntamento è per le 15.30.
«La nostra Chiesa vuole interrogarsi su che cosa non deve essere dimenticato per costruire un futuro che sia fedele e in continuità con una tradizione storica, culturale e religiosa di straordinaria importanza e che rappresenta un unicum in Italia» afferma l’arcivescovo di Udine, mons. Riccardo Lamba. Saranno due, infatti, le “lenti” con le quali si guarderà alla tragedia dell’Orcolat: da un lato la memoria di ciò che è stato, con le voci di alcuni dei protagonisti di allora; dall’altro, invece, la speranza che sgorga dalla fede apre per sua natura gli orizzonti sull’oggi e sul domani. E questo anche nel caso di grandi catastrofi come il sisma.
Il convegno. Ospite il vescovo biblista mons. Andrea Andreozzi
Nella cornice dell’annuale convegno dei catechisti, l’incontro del 15 febbraio vuole trarre spunto dalla Sacra Scrittura per trasfigurare la drammatica esperienza del terremoto del 1976, con la rinascita della popolazione friulana e lo slancio verso il futuro.
L’introduzione del pomeriggio sarà curata congiuntamente dagli uffici diocesani per la catechesi e per la pastorale giovanile; alla preghiera presieduta dall’arcivescovo mons. Riccardo Lamba farà seguito una doppia testimonianza da parte di mons. Pietro Piller – attuale parroco delle otto comunità della Val Tagliamento, giovane seminarista all’epoca del terremoto – e di Daniele Contessi – oggi catechista, allora giovane ragazzo di Gemona.
Spazio, poi, a mons. Andrea Andreozzi, vescovo di Fano, Fossombrone, Cagli, Pergola nonché affermato biblista, che offrirà un approfondimento su «Ricostruire le macerie di un popolo: uno sguardo biblico». «Quando si celebra un anniversario così tragico come quello del terremoto –afferma mons. Andreozzi –, si riflette anche sul tempo che è passato, su ciò che la tragedia ha detto e su come ha permesso di sviluppare una consapevolezza diversa, una solidarietà, percorsi di fraternità. L’uomo è chiamato da Dio ad apprendere dal negativo della storia ciò che poi può servire per risorgere e per rinascere. Certi sguardi sulle tragedie umane non sono gli ultimi: la tragedia, la morte, la guerra, la violenza, le cose terribili che succedono non sono mai l’ultima parola
Prendendo spunto da quanto le Scritture narrano riguardo a grandi tragedie e successive rinascite, in particolare nell’Antico Testamento, mons. Andreozzi offrirà alcuni spunti per rispondere alla domanda sulla presenza di Dio nei drammi della storia, di ieri e di oggi.
Nella terza parte, chiamata «I nostri perché», il pomeriggio prevede un “dialogo multimediale” tra i presenti e gli intervenuti.














