È nata a Udine la prima associazione italiana che ha come scopo la diffusione delle conoscenze scientifiche riguardanti il rapporto esistente tra coppie e possibilità di dare la vita. Si chiama “Famiglie e Fertilità” l’associazione costituita da famiglie che, a partire da condizioni d’infertilità, hanno felicemente conseguito la nascita di uno o più figli, attraverso la ricerca delle cause e il superamento del problema, con approfondimenti scientifici non invasivi ed economici, alla portata di tutti.
La nuova associazione sarà presentata al pubblico domenica 8 febbraio, alle ore 10, al Città Fiera, nella nuova sede del Centro di Aiuto alla Vita di Udine.
Madrina dell’evento, Raffaella Pingitore, esperta in Medicina riproduttiva e riparativa, che a Lugano, in Svizzera, all’ospedale regionale, da 18 anni ricerca le cause dell’infertilità umana e le metodologie di superamento. Anche alle sue ricerche è dovuta la nascita di 18 bambini in 6 famiglie friulane, inizialmente infertili. Del resto, come documentato da un recente studio retrospettivo su 1.310 coppie infertili trattate con la Tecnologia procreativa naturale, presso una clinica specializzata per la fertilità in Spagna e per un periodo di 5 anni, pubblicato nella rivista “Frontiers in reproductive health”, il tasso di gravidanze è stato del 62,1%, con variazioni significative legate all’età della donna, con successo dell’83,7% nelle donne infertili tra i 18 e i 30 anni, del 53,3% tra i 36 e i 40 anni e del 24,4% oltre i 40 anni.
«Negli ultimi 50 anni – spiega Pingitore, intervistata sulla Vita Cattolica del 4 febbraio 2026 – nei Paesi occidentali la fertilità umana è diminuita, con la conseguente riduzione del numero di figli per coppia e l’aumento progressivo di coniugi che fanno fatica a concepire».

A cosa è dovuta l’infertilità maschile? «Alla riduzione del numero e qualità degli spermatozoi, che deriva da malattie concomitanti, infezioni contratte in passato, non solo quelle sessualmente trasmissibili, in continuo aumento. Un’altra causa è la formazione di famiglie in età sempre più avanzata», spiega Pingitore. «Negli ultimi 30 anni è stato ridotto il riferimento per il numero di spermatozoi, da 300 a 30 milioni, con la diminuzione della vitalità e velocità».
A incidere sull’infertilità, spiega l’esperta, sono anche gli inquinanti endocrini, «sostanze che ritroviamo nell’ambiente, negli alimenti, che perturbano lo sviluppo degli spermatozoi, regolato dalla stimolazione ormonale. Ad esempio, nelle bottiglie realizzate in pet, polietilene tereftalato, l’acqua contiene sostanze simili agli ormoni femminili; perciò, l’uomo che ne beve per anni vede diminuire la fertilità».
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