Chiesa

Cresima in carcere a Pasqua. Vito: «Ho percepito di non essere solo»

Anche quest’anno, nel solco di una tradizione ormai consolidata, l’arcivescovo di Udine, mons. Riccardo Lamba, ha voluto condividere la gioia della Pasqua con le persone detenute nella casa circondariale di Tolmezzo. La Celebrazione Eucaristica, proposta nella mattinata del Lunedì dell’Angelo, si è svolta nella cappella dell’istituto penitenziario in un clima di intensa partecipazione.

Ad accogliere il presule, il cappellano padre Claudio Santangelo e don Alessio Geretti, parroco di Illegio e di Caneva. Numerosi i detenuti che hanno preso parte alla liturgia, scendendo dalle diverse sezioni per vivere un momento di fede e condivisione particolarmente significativo.
A rendere ancora più intensa la celebrazione è stato il conferimento del sacramento della Cresima a Vito (nome di fantasia), un detenuto che ha intrapreso con determinazione un cammino di preparazione e di crescita umana e spirituale, affrontando con coraggio le prove della vita e della detenzione. Un segno concreto di rinascita, accolto con commozione dall’intera assemblea.

Nel corso dell’omelia, mons. Lamba ha intrecciato memoria personale e annuncio evangelico, offrendo una riflessione capace di toccare in profondità i presenti. Ha rievocato l’incontro con un’amica medico, sua compagna di studi ai tempi dell’Università, tornata in Friuli proprio in questi giorni. Insieme hanno ripercorso i luoghi simbolo del sisma del 1976, come Forgaria e Majano, dove la donna aveva prestato soccorso come volontaria. «Ricordo la gioia di quando si riusciva a estrarre qualcuno vivo dalle macerie – ha raccontato –: era come assistere a una nuova nascita, a una vita che tornava a respirare».

Da questa immagine, il passaggio al cuore del messaggio pasquale da parte dell’Arcivescovo. «La Risurrezione di Gesù – ha sottolineato – non è una rianimazione, non è una finzione o una messa in scena: è il passaggio reale dalla morte alla vita. La morte non ha avuto potere su di Lui». Un evento che continua a parlare anche oggi, soprattutto a chi vive situazioni di fragilità, errore o smarrimento. «Esistono vite che appaiono come macerie – ha proseguito – segnate da scelte sbagliate, ferite, peccati. Ma proprio lì Cristo Risorto viene a indicare una via d’uscita. Nessuna tenebra è definitiva: la sua Misericordia può ridare vita anche alle esistenze più “terremotate” interiormente».

Un messaggio diretto ai detenuti, invitati a non considerare la propria condizione come definitiva, ma un possibile punto di ripartenza. Come chi è stato estratto vivo dopo il sisma, anche l’uomo ferito può tornare a vivere, a condizione di lasciarsi incontrare dalla luce del Risorto.
Il momento culminante della celebrazione è stato il conferimento della Cresima a Vito. L’unzione con il sacro Crisma è stata presentata dall’Arcivescovo come il “profumo di Cristo”, segno visibile di una trasformazione interiore chiamata ora a diffondersi nella vita quotidiana.
Un invito rivolto a tutti i presenti: diventare testimoni di una rinascita possibile, attraverso scelte concrete di bene, relazioni fraterne e un rinnovato senso di responsabilità.

Nelle parole di Vito, raccolte dal cappellano, l’emozione di quel momento: «Mi sono sentito leggero, reso leggero e libero, svuotato di ogni pesantezza. Ho sentito come un’aria positiva, un vento soffiare su di me che toglieva tutto ciò che di negativo mi portavo ancora dentro». E ancora: «Nella celebrazione ho sentito un brivido positivo: la percezione di non essere solo, di essere “figlio” amato, di essere “segnato” da Dio».
Al termine del rito padre Claudio Santangelo ha espresso parole di sincera gratitudine verso quanti sono vicini alle persone detenute. A concludere l’incontro è stato don Alessio Geretti.
Bruno Temil

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