Pedemontana

“Cu la int. Testemoniance di predis in prime linie tes tendopolis dal taramot” l’8 febbraio a Venzone

«Prima le fabbriche, poi le case, infine le chiese». È il motto della ricostruzione del Friuli che l’allora arcivescovo di Udine, mons. Alfredo Battisti, propose all’indomani del terremoto che, il 6 maggio 1976, distrusse il Friuli. «Questo criterio fu proposto, il lunedì 10 maggio del 1976, solo quattro giorni dopo la scossa, dai preti della Carnia, in primo luogo pre Toni Beline e pre Josef Cjargnel, nella riunione che tutti noi sacerdoti facemmo nella cappella del Seminario». A ricordare quell’episodio è pre Rizieri De Tina, oggi parroco di Nimis, all’epoca “plevan” di Coia e Sammardenchia sulla Vita Cattolica del 4 febbraio 2026 e ai microfoni di Radio Spazio.

Mons. De Tina, assieme a don Luigi Gloazzo, ora direttore della Caritas diocesana di Udine e parroco di Povoletto, nel 1976 cappellano di Castions di Strada, sarà relatore dell’incontro dal titolo “Cu la int. Testemoniance di predis in prime linie tes tendopolis dal taramot dal ‘76”, in programma domenica 8 febbraio a palazzo Orgnani Martina alle 15.30. L’appuntamento fa parte del ciclo organizzato da Glesie furlane con l’intento di offrire «un’altra voce» e una prospettiva inedita nel percorso verso le celebrazioni in occasione dei 50 anni dal terremoto del 1976.

Dopo il primo appuntamento del 18 gennaio scorso, in cui Angelo Floramo ha parlato del “Taramot prime dal taramot” – ricordando i tanti terremoti che hanno bersagliato il Friuli nella storia e dai quali il popolo di questa terra si è sempre risollevato interpretando ogni ricostruzione come un’opportunità di rinnovamento e rinascita sociale – De Tina e Gloazzo porteranno la loro testimonianza di preti in prima linea e con la gente in quei difficili giorni.

Un approfondimento, a cura di Stefano Damiani, si può leggere sulla Vita Cattolica del 4 febbraio 2026

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