Commento al Vangelo

«Ecco l’agnello di Dio»

Commento al Vangelo dell’18 gennaio 2026,
II Domenica del Tempo ordinario (Anno A)
Gv 1, 29-34

In quel tempo, Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele».
Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».

Parola del Signore.

A cura di don Francesco Ferigutti

Il Vangelo di questa domenica è una vera epifania, cioè una rivelazione sulla missione di Gesù, che Giovanni Battista proclama per il popolo di Israele e per tutti noi.

Nel Vangelo di Giovanni storia e simbolo si intrecciano profondamente. Nel brano evangelico (Gv 1,29-34), il linguaggio simbolico richiama testi dell’Antico Testamento che rivelano qualcosa riguardo l’identità di Gesù di Nazaret. In questi pochi versi compaiono le seguenti espressioni di grande densità teologica: “agnello di Dio”, “togliere il peccato del mondo”, “esisteva prima di me”, “la discesa dello Spirito sotto forma di una colomba” e “Figlio di Dio”. Mi soffermo sulle prime due. Il titolo “Agnello di Dio” rimanda all’esperienza dell’esodo. La notte della prima Pasqua il sangue dell’agnello pasquale, con cui si segnavano le porte delle case, era per la gente segno di liberazione (cfr. Es 12,13-14). L’essenzialità del messaggio di Giovanni è chiamare Gesù “agnello di Dio”. Dire “Agnello di Dio” è un titolo messianico. L’evangelista non fa altro che ricordare che Gesù è l’Agnello pasquale che con il suo sacrificio libera definitivamente l’umanità. Se attraverso il sacrificio dell’agnello pasquale il popolo si relazionava con Dio, ora questa relazione passa attraverso Gesù stesso. Per le prime comunità cristiane, Cristo è il nuovo Agnello pasquale che libera, salva il suo popolo (1Cor 5,7; 1Pt 1,19; Ap 5,6.9).

L’espressione “togliere il peccato del mondo” evoca una frase molto bella della profezia di Geremia: “Nessuno più avrà bisogno di insegnare al suo prossimo o ai suoi fratelli: riconoscerete il Signore, perché tutti mi conosceranno, dal più piccolo al più grande, dice il Signore; poiché io perdonerò la loro iniquità e non mi ricorderò più del loro peccato”(Ger 31,34).

Il brano del vangelo presenta la figura di Giovanni Battista come figura e simbolo dell’annuncio cristiano. La sua testimonianza è essenziale e chiara: egli indica Gesù che gli viene incontro e ne svela il cuore dell’identità. È proprio nell’ordinarietà del tempo e della storia che Cristo viene verso di noi, così come, in modo molto significativo, va verso Giovanni nel brano evangelico odierno. Il nostro percorso di fede consiste nel lasciarsi trovare da Lui, lasciarsi “incontrare” senza sfuggire. Tutto ciò è in continuità con il testo che abbiamo ascoltato domenica scorsa, in cui Gesù si reca al fiume Giordano per ricevere il Battesimo da Giovanni. La testimonianza di Giovanni si riferisce proprio a quell’episodio, in cui lo Spirito si manifesta in forma di colomba e come una voce dal cielo. Ed è così che Giovanni annuncia il Cristo, l’inviato del Padre, il Figlio di Dio. Non come un vendicatore, ma come Colui che si fa carico, prendendo su di se tutto il peccato e tutto il male dell’uomo. Il Signore, infatti, non “toglie” semplicemente il peccato del mondo con un colpo di spugna, ma se ne fa pieno carico, ne viene investito nella sua passione e crocifissione. Questo agire di Cristo cambia il corso della vita in un modo unico: Lui ci libera da qualcosa da cui nessun altro potrebbe liberarci.
don Francesco Ferigutti

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