In evidenzaPedemontanaSociale

Elio, in carrozzina dalla nascita: «Non invidio chi cammina»

«Essere nato disabile? Non potrei desiderare di meglio! È il primo miracolo che ho vissuto e le posso garantire per esperienza che se la natura ti toglie tanto, Gesù e Maria ti ridanno il centuplo. Mi creda che è così». L’incontro con Elio è uno di quelli che si ricordano per la vita. Impossibile “resistere” alla sua vitalità e ad una così acuta profondità d’animo. E come negare quanto dice, di fronte a tanto vigore ed entusiasmo?

Gemonese, costretto in sedia a rotelle fin dalla nascita, Elio Pascottini non manca mai a nessuno degli appuntamenti promossi dall’Unitalsi, l’Unione trasporto ammalati a Lourdes e santuari internazionali.
Classe 1955 – «Eh sì, sono 71, non si scappa!», scherza – è affetto dalla nascita da tetraparesi spastica, ma la malattia non gli impedisce di sognare in grande (scrive poesie, e un suo libro è già sul tavolo di una casa editrice locale) e di vivere una vita piena. Il suo segreto? «Non pensare a quello che ti manca, ma a quello che hai. E impegnarti a potenziarlo al massimo». Chapeau.

«Molte volte sono più infelici di me. Non sanno perché vivere»

«Mi creda – continua Elio –, io non invidio chi cammina. Molte volte sono tanto più infelici di me. Non sanno perché vivere».
E per cosa vale la pena vivere? «Per portare gioia nel cuore delle persone – risponde senza esitazioni –. È vero, io non posso camminare, ma posso fare tante altre cose, anche migliori. Pensi che una volta mi è successo di aiutare due ragazzi che stavano meditando di uccidersi… A cosa serve saltare, correre, se non puoi aiutare chi soffre?».

Non è stata una vita facile quella di Elio. E tanta consapevolezza su ciò che conta davvero è frutto di un percorso fatto in diversi anni, con il supporto di tante persone, dalla sorella psicologa ad un amico sacerdote, ai volontari dell’Unitalsi. E «naturalmente grazie all’aiuto della Madonna».
54 pellegrinaggi a Lourdes, 20 a Fatima, 25 a Loreto. La prima volta, racconta Elio, aveva 7 anni. «Ricordo ancora un sacerdote incontrato là, era bravissimo a predicare». «Posso dire che l’Unitalsi mi ha aiutato a diventare più uomo, mi hanno accolto per quello che sono, col mio carattere, difetti e pregi. Non c’è pietismo nell’Unitalsi, non ci sono forzature, ci si può permettere di essere quello che si è – conclude, con gratitudine –. E non è poco».
Valentina Zanella

Articoli correlati