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Opinioni

Ferie, occasione per fare del tempo il nostro tempo

«In ferie… ma in ferie da cosa?» L’espressione è di Sergio Marchionne, allora manager della Fiat. La pronunciò nel 2013 di fronte alla platea della Bocconi per accusare un certo provincialismo italiano e la sua abitudine quasi religiosa di concentrare le ferie nel mese di agosto.
A dispetto dell’ironia la provocazione rimane: perché andiamo in ferie? Mentre una società prettamente contadina alternava momenti di intensa occupazione a periodi di pausa e rallentamento delle attività, che andavano di pari passo con l’avvicendarsi delle stagioni, l’esistenza di un periodo concentrato di “astinenza” dalle occupazioni è un effetto delle esigenze dell’organizzazione del lavoro tipico dell’età industriale. Le vacanze di massa, con le immagini di un paese intero che si sposta sulle autostrade, sono infatti figlie del boom economico.
In questa organizzazione del lavoro, che ha un chiaro impatto su come immaginiamo e progettiamo i tempi della nostra vita, l’esodo agostano appare come un solenne atto di presa di distanza collettiva. Dal lavoro, dalle mille incombenze, dal terribile quotidiano. Ce lo ricorda la stessa parola vacanza: figlia del participio latino vacans, significa “esser vuoto” e circoscrive un tempo vacante, vuoto.
In ferie l’agenda si svuota. Le liste di cosa da fare, uno tra i primi pensieri che ci fa compagnia al risveglio ogni mattina, possono ora attendere il mese di settembre. Si svuotano le città, le zone industriali entrano in un breve letargo; le persiane abbassate nei quartieri sono il segno che la vita si è spostata altrove.
Le vacanze ci aiutano a creare un momentaneo vuoto nelle nostre vite. Cosa ce ne facciamo?
Il modo in cui riempiamo questo tempo farà sì che al rientro dalle ferie ci sentiremo ristorati o ancora più svuotati. A volte scegliamo di affollare questi giorni di viaggi, di incontri, di tutto ciò che nel tempo ordinario non riusciamo a accordarci. Le vacanze diventano allora un’ulteriore esperienza di consumo, in cui “vedere-il-più-possibile” e assaporare al massimo ogni istante, ogni luogo, ogni incontro: l’imperativo è “non perdersi nulla”. Altre volte, per scelta o per grazia, le ferie ci sorprendono, e si rivelano l’occasione per dare ospitalità a sussurri interiori inascoltati, per porre attenzione a ferite, relazioni, parole seminate in noi che attendono la nostra cura.
Infine, se giochiamo un po’ con le etimologie ci renderemo conto che per i romani “ferie” (feriæ) erano i giorni di festa da dedicare agli dèi. In modo simile, in inglese, holiday, la parola che indica la vacanza, significa letteralmente “giorno santo”, un tempo sacro, così pieno di significato da dare il ritmo alla settimana e all’alternanza dei giorni feriali da dedicare al lavoro.
Ma quindi le ferie sono un tempo vuoto o un tempo pieno? Sono un tempo che abbiamo per fare del tempo il nostro tempo. Sospeso il rumore di fondo della vita, possiamo provare a chiederci: cosa rende sacro il mio/nostro tempo? Cosa dà senso al nostro lavoro e al nostro riposo?

Tommaso Nin

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