«Ammetto di essere molto emozionato» ha confidato uno di loro prima della celebrazione. “Loro” sono Federico Cussigh, Francisco Garzon Medina, Pierluigi Morsanutto e Demetrio Spanti, ordinati diaconi nel pomeriggio di domenica 4 gennaio in Cattedrale a Udine. «Se il matrimonio è stato un momento decisivo nella mia vita, sento che ora si apre una nuova pagina altrettanto decisiva». «Però c’è tua moglie, state camminando in due», ribattiamo. «Si, è vero. Meno male. Essere in due è fondamentale». Non sono le parole di un ragazzino, ma di un uomo con gli occhi lucidi dall’emozione. Nella sua famiglia – come nelle famiglie di altri due uomini e nel percorso di discernimento del giovane Francisco – è maturata la vocazione a un sì particolare, ulteriore, nel diaconato. Il più umile dei gradi dell’ordine sacro, improntato alla carità e al servizio nella comunità. Un “Eccomi” detto a voce alta davanti all’arcivescovo Riccardo Lamba, all’emerito Andrea Bruno Mazzocato, a decine di preti e neo-confratelli diaconi, e a tantissima gente accorsa in Cattedrale per la felice circostanza.

«Nella mentalità mondana si fa avanti la pretesa di avere un ruolo importante, un posto di prestigio, un potere decisionale. Il vostro motto, tuttavia, sia quello che vi consegna Gesù: “Io sono con voi come colui che serve”». È con poche parole che l’arcivescovo mons. Riccardo Lamba ha tracciato il profilo del nuovo servizio a cui sono chiamati i quattro uomini, in piedi dinanzi a lui nel duomo di Udine.
Una Cattedrale che ha ripreso la piacevole abitudine di essere assolutamente stretta per accogliere tutte le persone che, anche questa domenica, l’hanno affollata. Dopo le celebrazioni natalizie e la grande Messa di chiusura del Giubileo, lo scorso 28 dicembre, il duomo udinese anche il 4 gennaio ha faticato a contenere amici e parenti, colleghi di lavoro e compagni di studi dei quattro neo-diaconi, provenienti da storie diversissime ma, per dirla con le parole dello stesso Arcivescovo, «accomunati da una relazione di amicizia così forte con Gesù, che quando vi ha chiesto di essere sempre più uniti a Lui avete risposto “Eccomi!”, “Ci sto!”, “Sono disponibile!”, “Conta su di me!”».

Il rito dell’ordinazione prevede momenti carichi di intensa emozione: la chiamata dei candidati al diaconato, la loro prostrazione con il canto delle litanie, l’imposizione delle mani dell’Arcivescovo, la posa delle mani dei candidati in quelle dell’Arcivescovo stesso, le promesse, la consegna del Vangelo. Momenti di grande tensione emotiva accompagnati dalle sicure parole del rito: la liturgia è una scuola di affidamento dell’uomo a Dio.

«Quest’anno – ha ricordato mons. Lamba ai quattro diaconi – celebriamo gli 800 anni della morte di San Francesco: abbracciate con la sua letizia uno stile di vita laborioso, che renda partecipi della vostra testimonianza di carità tutti coloro che incontrate. Non siete voi i protagonisti, ma gli animatori dell’evangelizzazione di tante persone. È necessario uno stile di ministero che rifugga il protagonismo per farvi eco della Parola di Dio, comunicatori di una voce che salva. A voi è chiesta una cura delle relazioni con i vostri confratelli diaconi, ma anche con le loro famiglie e con tutto il presbiterio, in modo da assaporare il gusto della fraternità, un gusto che diventa profumo di amore. Sono certo che se questo cammino proseguirà conformando la vostra vita a quella di Gesù Cristo, anche attraverso di voi Dio susciterà altre vocazioni al presbiterato e al diaconato, al servizio suo, della sua Chiesa e di tutta l’umanità».

Le parole dell’arcivescovo sono risuonate anche nell’intervento a fine celebrazione di don Federico Grosso, delegato episcopale per il diaconato permanente. «L’ordinazione di quattro diaconi, che prossimamente saranno raggiunti da un quinto compagno di strada, è un fatto notevole», ha riconosciuto. «Il fatto che queste vocazioni nascano in famiglia può far intuire a molti di noi, anche qui presenti, che il Signore chiama a servirlo in modo particolare nella vita ordinaria, facendo germogliare un “sì” anche seguendo le vicende ordinarie di una famiglia e una professione».

La gioia della Cattedrale si è sciolta nell’applauso che ha accompagnato la commozione di don Francisco Garzon Medina, unico tra i quattro diaconi a proseguire il cammino di discernimento verso il sacerdozio. Nel suo saluto – in tre lingue: friulano, italiano e spagnolo – don Francisco ha ringraziato la famiglia di origine (giunta appositamente dalla Colombia) e la famiglia di adozione, il seminario, con le comunità di Rivignano e San Giorgio di Nogaro che l’hanno accolto nel suo servizio. Per lui la gioia continua verso il sacerdozio.
Ma anche per la Chiesa udinese la festa non ha fine: l’appuntamento è per il 18 gennaio a Moggio Udinese, per l’ordinazione diaconale di Giulio Deganutti. È una Chiesa che genera vocazioni particolari, al diaconato, in attesa di nuovi e fecondi “sì” anche per il sacerdozio.
G.L.













