L’approssimarsi della primavera porta con sé il desiderio crescente di avventurarsi nella natura e, in questo senso, le Valli del Natisone e del Torre restano una meta imprescindibile per passeggiate ed escursioni. Numerose sono anche le tappe che fanno perno sul patrimonio storico culturale del territorio e consentono di approfondirne la conoscenza, un’offerta culturale che negli ultimi mesi si è arricchita di un’ulteriore possibilità. A Prossenicco – frazione di Taipana, borgo a mezza costa del versante sud del monte Ostra/Cras, a valle del quale scorre il torrente Lerada/Legrada – è stato recentemente aperto un museo voluto dalla Pro Loco Amici di Prossenicco, all’interno del quale è stata allestita un’interessante e suggestiva mostra che attraverso oggetti e fotografie ripercorre la storia della borgata.

«Non vogliamo annoiarvi con date precise, numeri o spiegazioni troppo dettagliate – si legge nel testo che introduce il percorso –. Per questo non troverete qui una lezione di storia o geografia. Quello che troverete invece è ciò che ci è stato raccontato, tramandato, vissuto; attraverso le chiacchiere all’osteria o nei racconti sussurrati al caldo di uno spolert. Storie che sono passate di bocca in bocca, da una generazione all’altra, magari cambiate un po’ col tempo, ma sempre piene di quel calore che solo il racconto orale sa dare. Vogliamo raccontare il paese come si tramanda un segreto: con la voce bassa, il cuore pieno e gli occhi che si accendono nel ricordo. Perché il nostro paese non è fatto solo di case e strade, ma di ricordi, aneddoti, persone. E siamo felici di condividerne un pezzetto con voi».
«Non è solo un luogo – prosegue il testo con un chiaro invito –: è un sentimento condiviso, una radice profonda, una voce che ci chiama anche quando siamo lontani. E allora vi invitiamo a leggere, sì, ma anche a sentire. Perché il nostro paese non si spiega: si respira».

Anima del progetto sono Gregorio Simiz e Loris Serafini, presidente e vicepresidente della Proloco, il loro obiettivo – hanno spiegato anche nel corso dell’inaugurazione – è far conoscere la storia di un paese che ha subito nel tempo una fortissima emigrazione (una sala del museo è dedicata proprio a questo aspetto), raccontarne le abitudini mostrando quella che era la vita quotidiana, fatta di agricoltura, lavoro, scuola, momenti festa, ma anche le vicende legate al terremoto del 1976. Si tratta di un’iniziativa in cantiere da tempo, ma che aveva registrato una battuta d’arresto a causa della difficoltà nel trovare spazi adeguati per realizzarla. Poi una casa abbandonata da anni è stata acquistata e recuperata dallo stesso Serafini. Piano piano – anche grazie all’aiuto della comunità – sono state raccolte fotografie (e non solo) ed è stato costruito un percorso espositivo. Uno sforzo significativo anche dal punto di vista economico dal momento che non c’è stato alcun sostegno da parte dell’Amministrazione comunale. È questa, naturalmente, una progettualità in evoluzione, la raccolta di documenti e fotografie prosegue e si pensa ad arricchire il percorso affiancando alle scritte in italiano, quelle in sloveno e in inglese.
Anna Piuzzi














