«Inizialmente pensavo fosse una buona occasione per arricchire il mio bagaglio di conoscenze. Ma ciò che mi sono portata “a casa” è un bagaglio di tutt’altro genere che mi ha arricchita come persona». Martina Paviotti è una degli studenti (una cinquantina) che, partiti da Udine, a febbraio 2025, hanno partecipato al “Viaggio della memoria” tra i luoghi dell’Olocausto, visitando in particolare il campo di concentramento di Auschwitz, grazie al progetto “Diamo ali alla memoria” che ha coinvolto gli istituti scolastici udinesi Marinelli, Copernico e Marinoni.
18enne di Udine, oggi in quinta H al Liceo scientifico Marinelli, Martina ha aderito all’iniziativa proposta dal docente Luca De Clara, accogliendo anche il consiglio della mamma che a sua volta aveva vissuto una simile esperienza in gioventù. «Non posso che esserle grata», ammette. «Ho affrontato il viaggio dopo una serie di lezioni a scuola, appositamente organizzate sui fatti che avevano preceduto la fase dello sterminio degli ebrei». Conoscere in maniera più approfondita la storia l’ha aiutata a comprendere quanto di atroce abbiano nascosto al tempo i campi di sterminio. «Ho provato, con molto rispetto perché la mia esperienza di vita è del tutto diversa, a immedesimarmi nella sofferenza delle vittime», aggiunge.

Un’esperienza che l’ha particolarmente scossa. «Fino a quel momento la storia la conoscevo dai libri di scuola, qualche film o documentario. Essere lì presente, dove migliaia di persone hanno perso la vita, ti fa capire quanto importante sia conoscere e continuare a parlare di quello che è successo, soprattutto vedendo quanto accade nel mondo oggi». Per Martina, l’aver potuto “toccare” con mano quei luoghi di sofferenza ha portato a un cambiamento nella sua vita. «Modifichi la visuale – ammette –, ti senti fortunato senza merito e per questo in dovere di migliorare alcuni atteggiamenti, soprattutto quando mi arrabbio e sbotto in famiglia o con gli amici – afferma –. Allo stesso tempo cerco di essere attenta a ciò che accade, anche a livello internazionale, consapevole che, seppur alcuni fatti siano fisicamente lontani da noi, ci appartengono ugualmente. Credo sia doveroso rimanere informati, cercando di guardare con occhio critico le vicende. Una consapevolezza che prima del “Viaggio della memoria” non avevo. Per questo è un’esperienza che consiglio a tutti i giovani».
È dello stesso parere la coetanea e compagna di banco al Marinelli, Elena Passone. «Entrare in un campo di sterminio mi ha aiutata a capire meglio ciò che stando qui a Udine o studiandolo solo sui libri non avrei compreso. Lì hai la percezione delle inimmaginabili atrocità compiute e dal punto di vista personale comprendi la bellezza degli affetti familiari e, banalmente, di una casa calda, di un pasto completo. Ciò aiuta prima di tutto a non dare nulla per scontato e ad apprezzare la propria quotidianità». Elena, dopo l’esperienza “forte” del viaggio ad Auschwitz, è convinta che il “Giorno della memoria” – ricorrenza che ogni anno si celebra il 27 gennaio, istituita per commemorare le vittime dell’Olocausto e per riflettere sugli orrori della Seconda guerra mondiale – possa essere l’occasione, soprattutto per le giovani generazioni, «di un impegno concreto nel capire quanto accaduto, per migliorare noi stessi e il mondo in cui siamo». «Da parte mia – aggiunge – da quel viaggio ho compreso che tutti possiamo fare la nostra parte, che è importante non girarsi dall’altra parte, non restare in silenzio, non essere anestetizzati davanti a certe vicende e agire, magari esprimendo la propria opinione sui social, postando un video, parlando con gli amici. E poi conoscere la storia aiuta davvero a capire ciò che ci circonda».
Monika Pascolo














