Cultura

In TV la serie documentaria sui preti del terremoto: «Prima le fabbriche, poi le case, poi le chiese»

A partire da martedì 3 febbraio 2026, la serie documentaria “Prima le fabbriche, poi le case, poi le chiese” andrà in onda ogni martedì alle ore 21.20, con replica ogni venerdì alle ore 20.40, con cadenza settimanale su RAI 3 BIS, canale 810 del digitale terrestre e sarà disponibile su RaiPlay.

La serie, ideata e diretta da Massimo Garlatti Costa, prodotta da Belka Media e Raja Films, promossa da Glesie Furlane con il contributo dell’ARLeF, Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia, sviluppata con il finanziamento del Fondo Audiovisivo FVG e con il patrocinio dell’Arcidiocesi di Udine, è composta da 18 puntate della durata di circa 5 minuti ciascuna, realizzate in occasione del 50° anniversario del terremoto del Friuli del 1976.

La serie racconta una delle stagioni più decisive della storia del Friuli attraverso una prospettiva inedita e profondamente radicata nel territorio: il ruolo svolto dal clero friulano nella gestione dell’emergenza e nel processo di ricostruzione sociale, economica e civile dopo il sisma del 6 maggio 1976.

Il titolo riprende lo slogan che divenne il simbolo di quella rinascita e che nacque dal documento Ai furlans che a crodin, presentato dai preti di Glesie Furlane all’assemblea convocata dal vescovo Alfredo Battisti l’11 maggio 1976: “Prima le fabbriche, poi le case, poi le chiese” Una frase che sintetizza una visione precisa: senza lavoro non ci sarebbe stata ricostruzione, e senza ricostruzione il Friuli avrebbe rischiato lo spopolamento.

Attraverso testimonianze dirette, immagini d’archivio, filmati amatoriali in 8mm e Super8 e materiali fotografici provenienti dalle comunità colpite, la serie ricostruisce un racconto corale che intreccia memoria e presente. I protagonisti – tra cui sacerdoti, religiose e testimoni diretti – raccontano come, in quei mesi drammatici, i preti si siano ritrovati ad essere guide non solo spirituali, vivendo nelle tendopoli, organizzando gli aiuti, partecipando ai confronti con le istituzioni, sostenendo cooperative, gemellaggi e iniziative di ricostruzione, con l’obiettivo di sensibilizzare la popolazione a partecipare in prima persona alla rinascita del territorio, diventando consapevole e parte attiva delle scelte.

“Prima le fabbriche, poi le case, poi le chiese” non è una celebrazione nostalgica, ma una riflessione critica e attuale su una stagione che ha dato vita al cosiddetto “Modello Friuli”, un esempio di ricostruzione fondata su partecipazione, responsabilità, lavoro e comunità.

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