Meno di due settimane fa, ha fatto clamore la notizia di un’azienda americana che ha annunciato il licenziamento di tutti i dipendenti della sede italiana perché apparentemente sostituibili dall’Intelligenza artificiale. La notizia ha certamente attirato l’attenzione e suscitato varie domande. Cosa fa l’azienda? Che tipo di personale vuole sostituire con l’IA? Che funzioni in particolare sono state demandate all’IA? La risposta alla prima domanda è che l’azienda si occupa di soluzioni tecnologiche per la finanza, con clienti che includono banche, broker e amministratori di patrimoni. Alla seconda domanda, la risposta è già più incerta: molti giornali hanno riportato che sono stati licenziati ingegneri e informatici, ma dando un’occhiata ai profili LinkedIn dei lavoratori italiani dell’azienda, sembrano esserci anche diverse persone con un background in area economica. Alla terza domanda, non è facile trovare la risposta, anche perché le informazioni sembrano contraddittorie. Da un lato si parla di sviluppo di software e demo, dall’altro si parla di chiusura delle sedi nazionali con team specializzati in adattamenti locali. Si potrebbe supporre che l’IA sostituisca i programmatori che adattano il software per le diverse nazioni o i diversi clienti, ma ricordando che la chiusura riguarda l’intera sede, inclusi quindi anche i dipendenti con background economico, il ruolo esatto dell’IA non sembra essere chiaro. Pochi giorni fa, poi, al tavolo delle trattative, sembra essere arrivato un colpo di scena, perché si è parlato di ristrutturazione strategica, ma non più di tagli dovuti all’IA.
Al di là del caso specifico che ha fatto notizia, in questi mesi si stanno facendo varie proiezioni sui tipi di lavoratori che saranno sostituiti dall’IA, ma vista la natura e l’evoluzione della tecnologia, queste proiezioni saranno probabilmente soggette a vari aggiornamenti. Alcuni ipotizzano che verranno sostituiti molti lavori creativi perché l’IA generativa può generare facilmente testi, immagini, musica e video. Altri, come nel caso che ha fatto notizia, ipotizzano che verranno sostituiti gli informatici, perché l’IA può produrre anche del codice da utilizzare per sviluppare software. Alcuni ipotizzano che si salveranno i lavoratori che svolgono compiti più manuali, ma vista l’evoluzione della robotica, un’opportuna IA potrebbe guidare un robot anche nello svolgimento di questi compiti. In verità, l’IA può generare molti contenuti, ma sostituisce più i compiti meccanici di elaborazione e produzione che il vero processo creativo. Chi fornisce le istruzioni all’IA sul testo, l’immagine, la musica o il video da realizzare, rimane sempre l’umano, a cui spetta il compito di guidare l’IA nella direzione desiderata e di controllare il contenuto generato. Va ricordato, infatti, che l’IA si basa su modelli probabilistici che accostano elementi (ad esempio, parole nei testi o pixel nelle immagini) che hanno buona probabilità di stare bene assieme, ma il risultato, anche se verosimile, può spesso essere sbagliato. Anche per quanto riguarda il caso del software, l’IA può certamente scrivere di pezzi di codice, magari sostituendo alcuni informatici meno formati che scrivono software seguendo le direttive fornite dai superiori, ma l’informatico opportunamente formato (ad esempio, con una laurea triennale o magistrale) rimarrà necessario per la gestione dei progetti software, la verifica della correttezza e la valutazione dell’esperienza d’uso. Se usiamo l’IA per uso ricreativo e otteniamo un testo con contenuto errato o un’immagine bizzarra, magari possiamo anche farci una risata, ma un software con errori o che porti a una pessima esperienza non lo vorremmo in alcun contesto e in particolar modo nei contesti più critici. L’IA molto probabilmente cambierà radicalmente molti processi nel mondo del lavoro, ma sarà più uno strumento da comprendere bene per velocizzare molte attività che una tecnologia destinata a sostituire il lavoro umano.
Fabio Buttussi
Docente di Interazione uomo-macchina all’Università di Udine














