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Migliaia a Talmassons per l’addio a don Juan Carlos Cerquera. L’Arcivescovo: «Ha compiuto la sua Pasqua»

Non ha dato tregua la pioggia che si è abbattuta nel pomeriggio di mercoledì 28 gennaio in Friuli. Come se non bastasse, all’acqua del cielo si sono aggiunte le lacrime di chi, a Talmassons, si è riunito per tributare l’ultimo saluto terreno a don Juan Carlos Cerquera Trujillo, morto venerdì 23 gennaio dopo una brevissima malattia. Migliaia le persone accorse in una chiesa parrocchiale gremita in ogni ordine di posti, sul sagrato e nel tendone allestito dalla Parrocchia nell’attiguo spazio dell’oratorio. Presenti anche moltissimi parrocchiani di Gemona – dove don Cerquera è stato vicario parrocchiale – e delle comunità udinesi del quartiere ovest, attorno a viale Venezia, guidate per alcuni anni dal defunto sacerdote. Oltre settecento solo le persone collegate in streaming, grazie al collegamento digitale allestito dagli stretti collaboratori di don Cerquera. Diversi i sindaci presenti, in un giorno in cui Talmassons viveva il lutto cittadino.

L’esterno della chiesa di Talmassons

A presiedere le esequie, l’arcivescovo mons. Riccardo Lamba. Accanto a lui l’arcivescovo emerito mons. Andrea Bruno Mazzocato, il fratello del defunto sacerdote, p. Alexis Cerquera, il parroco di Castions di Strada e Morsano, don Michele Sibau e mons. Angelo Zanello (originario proprio di Talmassons). Numerosissimi, inoltre, i sacerdoti accorsi per dare l’ultimo saluto a un confratello giunto da lontano, incardinato soltanto di recente nel clero della Chiesa udinese, ma da subito entrato nelle dinamiche pastorali e nei cuori di tutti.

E, soprattutto, tantissimi bambini: i chierichetti di Talmassons, i ragazzi del catechismo. Le lacrime sono anche le loro, per il “loro don”.

Mons. Lamba: «La Pasqua di don Juan Carlos ci renda testimoni della vittoria sulla morte»

«Viviamo questa celebrazione come un momento di grande grazia», ha esordito mons. Lamba nella sua omelia. «Quando nasciamo iniziamo anche a morire e questo è vero per tutti. Spesso non ci pensiamo, così quando la morte arriva ci troviamo colti di sorpresa e ci chiediamo tanti “perché”. Anche per don Juan Carlos è stato così: ci chiediamo “perché lui?”».

Rifacendosi al brano evangelico scelto per le esequie, il racconto dei Discepoli di Emmaus, l’Arcivescovo ha affermato che «Anche loro, con rammarico, si sono posti la stessa domanda. Ma Gesù li definì “stolti e lenti di cuore”: come lui, anche don Juan Carlos è entrato nella morte perché aveva come traguardo la gloria della risurrezione dopo aver “combattuto la buona battaglia” della vita.»

Mons. Lamba ha ricordato gli ultimi giorni del cammino terreno del defunto sacerdote, definiti «Un tempo di sospensione. Nel duello tra la morte e la vita – ha affermato Lamba – abbiamo pregato il Signore che si compisse la sua volontà. Quei giorni sono stati il tempo in cui Dio ci ha preparati a vivere una cosa nuova, la Pasqua di don Juan Carlos. E anche la nostra. È la stessa esperienza dei due discepoli di Emmaus quando si aprirono loro gli occhi: ricordarono che con Gesù il loro cuore stava ardendo. Così anche loro hanno fatto un passaggio, una Pasqua».

Infine, l’eredità spirituale del sacerdote italo-colombiano: «Don Juan Carlos – ha concluso l’Arcivescovo – ha vissuto tante volte l’esperienza dell’incontro personale con Gesù risorto, e ha testimoniato con la sua vita la vittoria di Cristo sulla morte. Oggi tocca a noi essere testimoni come lo è stato lui: obbedendo a questa missione sarà Pasqua anche per noi».

Mario Passon

Mario Passon, Consiglio pastorale: «Una stella non cancella il buio, ma lo attraversa»

Al termine delle esequie ha preso la parola Mario Passon, direttore del Consiglio pastorale della Cp di Talmassons. «Il suo ricordo, Juan Carlos, è un raggio di luce e di speranza», ha detto. «Grazie per aver condiviso con noi i talenti che Dio le ha donato e che ha portato nei nostri paesi. Ci ha insegnato che la Chiesa è un cammino tra Parrocchie e nelle Parrocchie, arricchendoci di un’esperienza che viene dall’altra parte del mondo. Da “forestiero” ci ha ricordato la lunga e ricca storia cristiana del Friuli: senza radici cosa resterà di noi?» Passon ha speso parole di gratitudine per gli arcivescovi presenti: «Grazie a mons. Andrea Bruno per averci affidato don Juan Carlos, grazie a mons. Riccardo per esserci stato vicino con delicatezza e generosità». Infine, rivolgendosi al feretro: «Lei, Juan Carlos, è una stella disegnata da Van Gogh ne “La notte stellata”: la luce vera è descritta da Isaia, le stelle di Van Gogh sono grandi vortici dorati in cui la luce non cancella il buio, ma lo attraversa. Come diceva Sant’Agostino, “Il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te, Signore”. Mandi Juan Carlos!»

Il sindaco Fabrizio Pitton

Fabrizio Pitton, sindaco: «Piangiamo e gioiamo per il dono di Juan Carlos»

«Ringrazio i due Arcivescovi per aver portato e accompagnato don Juan Carlos nelle nostre comunità. Ha aperto le porte della nostra chiesa in modo diverso». Parole commosse quelle del sindaco del comune del Friuli centrale, Fabrizio Pitton. «Nel nostro stemma comunale campeggia un pastorale simbolo del Patriarcato di Aquileia: il nostro comune, con il lutto cittadino, vuole dimostrare che in questi cinque anni il legame con don Juan Carlos è stato davvero profondo. Da un lato la nostra comunità piange, dall’altro invece gioisce per questo dono che sei stato. Ora abbiamo un dovere: fare in modo che ciò è stato costruito in questi anni si possa portare avanti. Da lassù dà una carezza a ciascuno di noi». Il sindaco ha ricordato la grandinata dell’estate 2023 e il supporto offerto dall’allora parroco. «Quando è giunta la notizia della morte, ci siamo sentiti più soli», ha concluso.

Il fratello del defunto, padre Alexis Cerquera

Alexis Cerquera: «Don Carlos credeva nella bellezza di Dio»

Infine, parole di commiato dal fratello del defunto sacerdote, a sua volta presbitero. «Nei luoghi della memoria, dentro a noi, possiamo ancora ritrovarci. Mio fratello era profondamente convinto che essere sacerdote non è una questione di potere, ma di servizio aperto e generoso, talvolta a costo della propria salute. Don Carlos credeva nella bellezza di Dio e la Chiesa sarà bella se accoglierà tutti. So che anche voi credete in questo: se me lo permettete, vi esorto a continuare i suoi progetti.»

La salma di don Juan Carlos Cerquera riposerà nel cimitero di Talmassons. «Verrò con mia madre, i miei fratelli e mia sorella», ha annunciato don Alexis. A nome della mia famiglia, vi dico “Grazie” per aver voluto bene a mio fratello».

G.L.

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