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Chiesa

Musulmani nelle chiese del Friuli. “La fratellanza è l’unica risposta”

“Non esistono guerre capaci di estirpare la violenza. Ma la fratellanza è l’unica vera risposta”. Così don Roberto Gabassi, parroco del Sacro Cuore e direttore del Consiglio presbiterale diocesano, nella giornata di fraternità promossa su iniziativa del Consiglio francese del culto musulmano. Anche in Friuli è stato accolto l’appello lanciato ai musulmani affinché si recassero oggi a messa «per solidarietà e compassione», dopo il massacro di Rouen.

“Non esistono guerre capaci di estirpare la violenza. Ma la fratellanza è l’unica vera risposta”. Così don Roberto Gabassi, parroco del Sacro Cuore e direttore del Consiglio presbiterale diocesano, nella giornata di fraternità promossa su iniziativa del Consiglio francese del culto musulmano. Anche in Friuli è stato accolto l’appello lanciato ai musulmani affinché si recassero oggi a messa «per solidarietà e compassione», dopo il massacro di Rouen. Così a San Gottardo e al Sacro Cuore, a Udine, ma anche in Duomo e in molte altre chiese della diocesi si sono aperte le porte ai credenti dell’Islam. A Zugliano gli ospiti del Centro Balducci hanno letto in chiesa alcuni passi del Corano alternati al Vangelo, in segno di unità contro il terrorismo.

“Al di là del gesto in sé e dei numeri della partecipazione dei musulmani, si è trattato di un passo enorme – commenta don Gabassi –. Una presa di posizione estremamente chiara, come si chiedeva da tempo”. Nell’omelia della S. Messa, il sacerdote ha invitato a riflettere proprio sul fatto che i tragici fatti di Rouen siano stati accompagnati anche da segnali estremamente positivi, “innanzitutto quello di una Francia, pur fondamentalmente laica, che ha mostrato in questi giorni forte attenzione nei confronti delle realtà religiose, riconoscendo la dignità e necessità di un rispetto profondo per chi vive una certa fede. Poi, naturalmente, il segno, ancora più grande, delle comunità islamiche di Francia che hanno detto una parola molto forte anche prendendo le distanze dal comportamento dei terroristi e invitando a partecipare alla celebrazione dell’eucarestia, ad essere presenti là dove i cristiani vivono il loro momento più significativo”. Prese di posizione che “allargano il cuore”, prosegue don Gabassi. Come quella della comunità islamiche in Italia che “hanno accettato di entrare in questa logica e hanno invitato a questa partecipazione. Sono stati loro a dire: vogliamo essere vicini a voi quando vi trovate a pregare, vogliamo condividere la vostra fede. Sono segnali di qualcosa che si sta muovendo in maniera positiva. Certamente un passo che non si è mai visto nel mondo islamico, almeno nei tempi moderni”.

“E’ qui – conclude il direttore del consiglio presbiterale diocesano – che troviamo la risposta a tutti quei disastri che stanno venendo a galla in questi giorni. Non esistono guerre che siano in grado di estirpare la violenza, ma questa fratellanza e fraternità è l unica vera risposta. L’unica strada percorribile e porre in essere questi gesti di solidarietà reciproca”. Pregare, insieme. Perché “è vero che siamo noi cristiani, tra gli altri, in qualche modo nel mirino del terrorismo islamico, ma è vero anche che i musulmani hanno altrettanto bisogno della nostra preghiera e solidarietà per estirpare questo cancro che si trovano dentro la loro esperienza religiosa e per ritrovare la purezza della loro fede in un Dio che alla fine riconosciamo come il Dio di tutti”.

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