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«Parlate di più con i figli, per gioire oltre che per correggere»

«La maggioranza dei genitori che incontro, parla con i figli solo quando c’è un problema. Non quando accadono cose belle, come pure quando un figlio è contento di qualcosa. Perciò, parlano per correggerli, non per gioire insieme di qualcosa di bello, o per giocare insieme».

È la dottoressa Annalisa Di Luca, psicoterapeuta, a dar voce alla necessità che i genitori condividano il bisogno di compagnia, di gioia dei figli.

Incontro con la psicoterapeuta Di Luca al Bearzi, il 24 gennaio

Sarà Annalisa Di Luca la protagonista dell’incontro pubblico dal titolo “Dimmi che ne vale la pena. Il rapporto di coppia di fronte ai figli adolescenti”, che si terrà sabato 24 gennaio, alle 17.30, al “Bearzi” in via Don Bosco, 2 a Udine, per iniziativa di Famiglie per l’accoglienza, del Centro di aggregazione giovanile Il Pellicano, con il contributo della Regione.

Da 25 anni Di Luca si occupa di cura di minori traumatizzati e delle loro famiglie, è presidente dell’Associazione italiana per lo studio del trauma e della dissociazione, nonché di Trauma e Sistemi, Associazione Mara Selvini per la ricerca e cura integrata dei traumi. Nel contempo, è formatrice, supervisore per équipe sociosanitarie operanti in Italia, collabora con diversi corsi post universitari, tra i quali il master “Affido, adozione e nuove sfide per la genitorialità”, promosso dall’Università Cattolica di Milano e giunto all’ottava edizione, che prepara neuropsichiatri, psicologi, educatori, assistenti sociali e avvocati all’accompagnamento delle famiglie nei percorsi d’accoglienza.

«Anche nei bambini – riprende Di Luca – il desiderio di essere felici nasce dagli interrogativi che hanno; perciò è importante porre loro delle domande. Magari cose semplici, del tipo “Con cosa ti vuoi vestire oggi? Che colore decidi di mettere? Perché le domande sono più importanti delle risposte. Avere una domanda, restare in contatto con quel bisogno, quel desiderio, quella ferita, è più importante che sapere dove andrò a trovare la risposta».

Dottoressa, vuol dire che possono essere utili anche le ferite che i genitori si portano dietro?
«Ai genitori dico di tenersele strette le proprie ferite, di guardarle, di non nasconderle, perché sono un punto di osservazione sul loro essere genitori ed anche sui figli. Li invito ad essere orgogliosi delle ferite che la vita ha portato, perché essere feriti non è un limite, ma è un punto di forza della relazione coniugale, così come di quella filiale».

Di quali altri temi parlerà nella serata udinese?
«Del ciclo di vita della famiglia, che è un luogo prezioso, di continui cambiamenti, adattamenti e modifiche, sia per i coniugi che per i figli, particolarmente quando sono adolescenti. Sono modificazioni fisiche, psicologiche e neurologiche, che avvengono in tutti i componenti della famiglia».

L’intervista completa, a cura di Flavio Zeni, si può leggere sulla Vita Cattolica del 14 gennaio

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