È il 29 luglio 2023 quando il 74enne Giuseppe De Paoli, vigile del fuoco in pensione, volontario della Pc di Preone, perde la vita perché colpito da un ramo mentre è impegnato in operazioni di ripristino e messa in sicurezza della viabilità. L’11 aprile 2025, il giudice per l’udienza preliminare di Udine dispone il rinvio a giudizio del sindaco Andrea Martinis e del coordinatore di Pc, Renato Valent, sostenendo che vanno approfondite eventuali carenze in merito alla sicurezza e alla formazione dei volontari e quindi alla responsabilità dei due. Il 31 marzo scorso, Martinis e Valent vengono condannati a un anno di reclusione per omicidio colposo (con pena sospesa).
La prima reazione di tanti sindaci e volontari, a cominciare da quelli della Carnia, è di sospendere l’attività e di non partecipare alle principali cerimonie del 50° anniversario del terremoto. Un’iniziativa quasi traumatica, tenendo conto che il Friuli-Venezia Giulia ha dato i natali alla Protezione civile e che oggi i volontari sono 12 mila.
Venerdì 10 aprile incontro in Regione
Il tema, dunque, è quello di nuove tutele, a protezione non solo dei pubblici amministratori, ma anche dei volontari. Sarà importante, al riguardo, il pressing dal Friuli-Venezia Giulia sul Governo e sul Parlamento. Il presidente della Regione, Massimiliano Fedriga, e l’assessore delegato alla Protezione civile, Riccardo Riccardi, hanno convocato i parlamentari eletti, sia di maggioranza che di opposizione, per venerdì 10 aprile in Regione a Trieste, insieme ai componenti regionali del Governo stesso. Una prima norma “salva sindaci” ha cercato, nei mesi scorsi, di porre in sicurezza le attività di soccorso volontario, evitando che coordinatori, rappresentanti legali delle associazioni e amministratori locali vengano equiparati ai datori di lavoro con conseguenti profili di responsabilità penale. Ma non si è dimostrata sufficiente. Il ministro della Protezione civile, Nello Musumeci, ha presentato un disegno di legge per ampliare la tutela di chi opera nelle emergenze. Resta però la necessità di distinguere in modo chiaro tra condizioni ordinarie e situazioni di emergenza, introducendo norme che tengano conto della specificità dell’azione di Pc.

Dalle istituzioni Cimenti si attende «che facciano chiarezza, una volta per tutte. C’è bisogno di distinguere tra la colpa e il dolo. In situazioni di emergenza possono accadere anche fatti gravi, ma non si può mettere in croce per questo un volontario. Tutti noi abbiamo famiglia – conclude – è giusto che veniamo tutelati».
Il servizio completo sulla Protezione civile, a cura di Francesco Dal Mas e Valentina Zanella, si può leggere sulla Vita Cattolica dell’8 aprile 2026














