Quarto giorno di guerra nell’area del Golfo, dopo l’attacco di Stati Uniti e Israele contro l’Iran di sabato 28 febbraio. Nella notte violenti bombardamenti hanno riguardato il Libano, dove la missione Unifil vede impegnato un migliaio di militari italiani. Teheran ieri ha avvertito l’Europa: «Azioni difensive sarebbero considerate un atto di guerra e di complicità con gli aggressori». Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, si è riferito alle dichiarazioni di Germania, Francia e Gran Bretagna su possibili «azioni difensive» contro i missili iraniani sulle proprie basi nei paesi del Golfo.
«Gli europei hanno adottato – afferma Baghaei – approcci “contraddittori” riguardo alla guerra in corso. Dovrebbero abbandonare tale indifferenza», il monito del ministro.
Anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ieri durante la consegna al Quirinale delle onorificenze dell’Ordine al Merito della Repubblica italiana, ha parlato della guerra in corso, invitando a non rassegnarsi all’indifferenza. L’Italia ha alzato il livello di attenzione per la sicurezza. Grande attenzione per le basi americane di Aviano, in Friuli, e Sigonella, in Sicilia. Ad Aviano, ieri lo stato di allerta è rimasto al livello “Bravo plus” e i controlli interni sono stati potenziati.
Diego Abenante, docente di Storia dell’Asia dell’Università di Trieste, ha spiegato ai microfoni di Radio Spazio che «l’Iran è uno Stato che simbolicamente rappresenta l’Islam sciita, un punto di riferimento per tutta la comunità sciita mondiale. Per questo l’attacco subito da Usa e Israele viene visto come un attacco anche di carattere religioso. Esiste una ramificazione del mondo sciita che in questo momento si sta sollevando contro gli interessi americani e israeliani, ma esiste anche un’opposizione al regime».
Mercoledì 4 marzo, preghiera per la pace
Mercoledì 4 marzo, le Chiese in tutta Italia, accogliendo l’appello del Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa, pregheranno per affidare a Dio «il grido dei popoli feriti dalla guerra, le nostre paure e le nostre resistenze, perché la sua presenza disarmi i cuori e apra vie di fraternità», perché i responsabili delle nazioni «non cedano alla tentazione della violenza e del dominio, ma scelgano il disarmo dei cuori e delle armi e si impegnino a promuovere la giustizia e il dialogo» e perché le terre ferite dalla violenza «tornino a rinverdire nella vita e nella concordia».














