Chiesa

Redaelli chiamato in Vaticano. Il grazie di mons. Nicola Ban: «Ha allargato le nostre prospettive»

«Il Santo Padre, Papa Leone XIV, mi ha chiesto la disponibilità ad assumere l’incarico di Segretario del Dicastero per il Clero, organismo della Curia romana che si occupa principalmente di tutto quanto si riferisce ai presbiteri e ai diaconi del clero diocesano, ai seminari, alle parrocchie. Al Santo Padre non si può dire di no». Con queste parole, in un messaggio rivolto alla diocesi di Gorizia e letto il 22 gennaio ai sacerdoti, l’arcivescovo mons. Carlo Roberto Maria Redaelli ha annunciato alla Chiesa isontina il suo nuovo incarico, che lo condurrà a lasciare Gorizia. In attesa della nomina del suo successore, mons. Redaelli è stato nominato Amministratore apostolico dell’Arcidiocesi.
«Naturalmente sono dispiaciuto di lasciare prima di quanto previsto questa Chiesa, di cui sono arcivescovo dal giugno 2012 – ha detto ancora mons. Redaelli nel suo messaggio (la versione integrale) –. Una Chiesa che mi ha donato tanto come testimonianza di fede, di impegno pastorale e missionario, di servizio di carità, di desiderio di essere unita nella pluralità di lingue e di culture, e mi ha dimostrato tanta capacità di collaborazione, di comunione, di vicinanza e anche di affetto».

La notizia del nuovo incarico affidato all’arcivescovo Redaelli è stata accolta con «grande sorpresa – riporta mons. Nicola Ban, parroco a Gorizia e referente per l’Anno propedeutico del Seminario interdiocesano di Castellerio –, con un certo smarrimento, poiché non c’era nell’aria qualcosa che facesse pensare al termine dell’impegno pastorale del Vescovo Carlo nella nostra Chiesa. Ma anche con la consapevolezza che la Congregazione ha fatto una buona scelta».

Mons. Ban, che impronta lascia il vescovo Redaelli a Gorizia?
«È stato un Vescovo che ha portato tante idee nella nostra Chiesa e, arrivando da fuori, ha anche aiutato a valorizzare alcune caratteristiche del territorio e del nostro essere cristiani qui che forse noi non vedevamo bene, standoci dentro: la bellezza di Aquileia, la centralità di Gorizia nell’Europa… Ci ha aiutato a insistere sulla bellezza di essere un territorio che parla diverse lingue, ha fatto lo sforzo di imparare lo sloveno e ha avviato collegamenti con la Chiesa slovena; ha allargato le nostre prospettive. Fin da subito si è dimostrato anche molto dedito alla missione, capace di lavorare con ritmi intensi e con grande lucidità nel leggere diverse situazioni. Non sempre siamo riusciti a “stargli dietro” e forse alcune cose avevano bisogno di tempi lunghi per essere maturate. Sicuramente è stato un Vescovo che ci ha aiutato a vedere una Chiesa bella, la Chiesa del Concilio Vaticano II, una Chiesa animata dalla Parola. Anche questo è stato un suo grande dono – la centralità della Parola che lui ha imparato dal cardinal Martini –, che adesso potrà continuare a donare anche alla Chiesa universale».

Come segretario del Dicastero per il Clero, mons. Redaelli si occuperà anche dei seminari. Negli ultimi anni a Gorizia sono fiorite diverse vocazioni. In qualche misura questo è stato anche frutto del suo lavoro?
«Su come nascono le vocazioni è sempre difficile fare un ragionamento causale: sono processi complessi che accadono nel cuore di ogni persona con l’azione dello Spirito che soffia come vuole. Sicuramente quello delle vocazioni è stato un tema molto a cuore del Vescovo Carlo; in diverse occasioni ha sollecitato i sacerdoti, i catechisti, gli educatori, i giovani stessi a pensare la propria vita come risposta alla vocazione da parte del Signore, mostrando loro la bellezza di mettersi al servizio della Chiesa e al servizio del popolo di Dio. Sicuramente ha incoraggiato coloro che si sono presentati e ha avuto a cuore che la loro formazione non fosse semplicemente un’attività intellettuale, ma che si mescolasse con un’attività pastorale anche uscendo dalla nostra terra. Anche da questo punto di vista ci ha aiutato ad aprire gli occhi e ad allargare lo sguardo».

Quando sarà nominato il successore di mons. Redaelli?
«Si può ipotizzare che ci vorranno uno o due mesi per individuare l’uomo giusto e poi serviranno eventualmente dei tempi “tecnici”. Nel frattempo il vescovo Carlo continuerà ad essere Amministratore apostolico. In attesa che il nuovo Vescovo possa arrivare e cominciare il suo ministero pastorale, noi tutti pregheremo per lui».
Valentina Zanella

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