
Viene chiamato “apostolo dei cinesi” per via del suo lunghissimo e storico viaggio nel Catai, avvenuto ormai oltre sette secoli fa. È il Beato Odorico da Pordenone, celebrato il 14 gennaio dalla Chiesa udinese.
Nato nel 1265 a Villanova di Pordenone dalla famiglia Mattiussi, Odorico entrò tra i Frati Minori del neonato convento di S. Francesco a Udine. Ordinato sacerdote a trent’anni, dopo una breve esperienza eremitica si dedicò alla vita monastica, distinguendosi per austerità e zelo. Ottenne quindi di consacrarsi alla predicazione missionaria, recandosi in Oriente e meritandosi l’appellativo di apostolo dei Cinesi.

Partito nel 1314, nel suo viaggio Odorico attraversò le città di Trebisonda, Erzurum, Homs e Baghdad. Giunto a Thane (che ora è un sobborgo di Bombay), Odorico classificò la popolazione come idolatra, perché adoravano fuoco, serpenti ed alberi; la città era stata però conquistata di recente dai musulmani, i quali condizionavano la vita religiosa. Odorico proseguì toccando Ceylon, Canton e infine, dopo 4-5 anni di viaggio, raggiunse Pechino (allora nota come Khanbaliq), dove fu ricevuto dall’imperatore Yesün Temür Khan (T’ai-ting-ti), pronipote del Kublai Khan che aveva conosciuto Marco Polo (allora la Cina era ancora sotto il dominio dei mongoli). Dopo soli tre anni fu incaricato di rientrare in Italia. Durante il viaggio di ritorno visitò il Tibet e fu il primo europeo ad entrare nella sua capitale, Lhasa, da dove attraversò poi la Persia e l’Armenia. Del suo lungo viaggio asiatico, compiuto dal 1314 al 1330, Odorico ci ha lasciato una ricca e singolare descrizione. Morì il 14 gennaio 1331 a Udine.

Attualmente Odorico è sepolto nella chiesa della Beata Vergine del Carmine di Udine, dove fu portato nel 1771 dai francescani, trasferitisi dal convento dell’attuale Largo Ospedale Vecchio. L’arca che conteneva il suo corpo, di notevole pregio artistico, fu smembrata e solo nel XX Secolo ricomposta, in occasione del Seicentenario della sua morte. Gli affreschi riguardanti le Storie del Beato Odorico, che risalgono al 1440, si trovano ancora nel luogo originario della sua tomba, la sconsacrata chiesa di San Francesco.












