Opinioni

Servizio civile, nuova prospettiva su sé e il mondo

Ho iniziato a svolgere Servizio civile universale il 28 maggio dell’anno scorso, quando stavo ancora studiando per sostenere gli ultimi esami della laurea triennale in Lettere. Avevo molti dubbi, non sapevo cosa avrei fatto dopo la laurea e queste incertezze sono state tra i motivi che mi hanno spinta ad iscrivermi al bando di servizio civile, dopo alcuni anni che stavo già valutando di fare questa esperienza. Per svolgere quest’ultima ho scelto la Caritas e il progetto «Obiettivo Mondo» che prevede l’affiancamento agli operatori e alle operatrici e ai volontari e alle volontarie nel Centro di Ascolto, la divulgazione alla mondialità nelle scuole e il lavoro di ufficio, come la realizzazione di rassegne stampa e la creazione di materiali didattici. Intraprendere questo percorso mi ha permesso di maturare la decisione di proseguire gli studi scegliendo Pedagogia, di crescere a livello personale e relazionale, e di sviluppare uno sguardo più ampio e consapevole sulla società.

Per me fare Servizio civile ha significato, e significa, partecipare attivamente alla propria comunità, essere presenti, contribuire ad un cambiamento concreto, prendere consapevolezza dell’importanza delle proprie scelte e del peso che esse hanno anche sugli altri. Partecipare implica fare parte di una rete, condividere le proprie idee, le proprie difficoltà e assumersi le proprie responsabilità. La cooperazione implica imparare a lavorare con persone diverse per età, idee e per carattere, e conduce alla valorizzazione sia delle relazioni sia di ciò che in esse portano i singoli individui. Inoltre, il Servizio civile è un’opportunità per imparare ad autogestire il proprio tempo, le energie e gli impegni. Per me la sfida è stata incastrare le ore di servizio, le ore dedicate allo studio e quelle dedicate alle mie passioni come la lettura e lo sport. Sia chiaro però, fare il Servizio civile non significa rinunciare ad altri aspetti della propria vita, anzi, significa disporre di un’ulteriore fonte di riflessione e di arricchimento personale.

Questa esperienza mi ha permesso di entrare in contatto con delle realtà e delle persone che mi hanno aperto nuove possibilità: ad esempio, grazie a una delle formazioni svolte con la Caritas, sono venuta a conoscenza dei viaggi missionari e adesso sto seguendo un percorso di volontariato, il Pem (Preparazione Esperienza Missionaria della Diocesi di Concordia-Pordenone, ndr) che questa estate mi porterà tre settimane in Thailandia. Vorrei sottolineare la capacità generale del Servizio civile di aprire nuove possibilità personali attraverso la costruzione di amicizie, di prospettive diverse con cui guardare il mondo e sé stessi. Solo andando a parlare numerose volte nelle scuole a tanti ragazzi, ascoltando le storie delle persone che vengono al Centro di Ascolto e vivendo questa esperienza in prima persona ho capito di essere interessata al settore della pedagogia, che fino ad ora non avevo mai considerato. Inoltre, vedere le difficoltà sociali presenti nella mia città me l’hanno fatta percepire in modo più consapevole e completo. Sentir parlare di grave marginalità, di povertà, di numeri sempre più elevati di individui che necessitano di un aiuto economico, di un’epidemia di solitudine, vedere documentari o leggere articoli riguardanti queste tematiche non è paragonabile al poterle toccare con mano.

Ritengo che svolgere un anno di Servizio civile possa essere un’opportunità per conoscere meglio non solo la realtà in cui si vive, ma anche sé stessi: nella relazione con l’altro ci si interfaccia ogni giorno con le proprie emozioni e i propri limiti, e questa esperienza può essere un modo per comprendere chi si vuole essere, non solo cosa si vuole, o non si vuole, fare nel presente e nel futuro.

Carolina Angela Serban

Civilista del Centro Caritas di Udine

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