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Settimane sociali, Luca Grion: «Ripartire dall’impegno pubblico»

Ad animare alcuni eventi della 50a edizione delle Settimane sociali dei Cattolici in Italia, ospitata a Trieste dal 3 al 7 luglio prossimi, ci sarà il prof. Luca Grion, docente di Filosofia morale all’Università di Udine e direttore della Scuola di Politica ed Etica Sociale (Spes) dell’Arcidiocesi udinese. «Al cuore della democrazia» è il tema della Settimana sociale triestina, che sarà aperta dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e si concluderà con la Santa Messa in Piazza Unità d’Italia, domenica 7 luglio, presieduta da Papa Francesco.

Prof. Grion, quali strumenti offrono le Settimane Sociali nella pratica quotidiana?

«Come ricorda il documento preparatorio, andare “Al cuore della democrazia” significa riconoscere che essa non è solo una forma di governo ma, più radicalmente, l’espressione di un ideale di vita comunitaria. Oggi, però, tale ideale sembra appannato».

Cosa significa?

«Pare accentuarsi la tendenza di molti cittadini a disertare la sfera pubblica. Ecco, allora, che le Settimane Sociali ci sollecitano a un rinnovato slancio, declinando il nostro “desiderio di comunità” all’interno dei contesti lavorativi (come sollecitava l’edizione di Cagliari nel 2017), raccogliendo la sfida della conversione ecologica (Taranto 2021) e promuovendo logiche di coesione sociale e di cittadinanza attiva (Trieste 2024)».

Che ricadute possono esserci per la società… E per la Chiesa?

«La 50ª Settimana Sociale vorrebbe offrire un contributo utile alla manutenzione – diciamo ordinaria e straordinaria – della nostra democrazia. Lo fa ponendo in risalto due questioni importanti: da un lato la necessità di alimentare logiche di partecipazione non occasionale. Da questo punto di vista ciò che viene sottolineato è un desiderio diffuso di contare, più che di contarsi; ovvero di trovare ascolto, sentendosi parte attiva di un progetto comune. Ecco perché a Trieste verrà data visibilità alle tante buone pratiche che remano in questa direzione. Dall’altro lato, l’importanza di alimentare una cultura dell’impegno generoso e ospitale. Tutti noi siamo estremamente sensibili quando si tratta di veder riconosciuti i nostri diritti, molto meno quando ci è richiesta la fatica di tener fede ai nostri doveri. Per “mettere in asse” gli uni e gli altri occorre un lavoro su più fronti: serve prendersi cura della propria interiorità, dei legami sociali e delle istituzioni democratiche».

Come si impara la cultura democratica?

«A Trieste, oltre ai lavori dei delegati, sono previsti numerosi eventi pubblici nei quali si parlerà dei molti modi attraverso i quali è possibile promuovere una rinnovata cultura democratica. Tra questi, credo che uno spazio prezioso sia offerto dalla pratica sportiva, laddove svolta (e fatta svolgere) con una chiara finalità educativa».

È vero che ci sarà anche il baskin nel programma della Settimana?

«Sì. In una piazza triestina si svolgeranno partite di questo nuovo sport che ha fatto dell’inclusione il suo marchio di fabbrica, in un’altra delle “piazze della democrazia” si parlerà di sport e inclusione sociale».

Giovanni Lesa

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