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Tecnico di Nespoledo tra i ghiacci in Antartide dove si studiano i terremoti

Già da qualche giorno è atterrato a Buenos Aires e ora sta per imbarcarsi sulla nave rompighiaccio della Marina Argentina che lo condurrà, dopo circa dieci giorni di navigazione, in Antartide. Lì, tra ghiaccio e neve, resterà fino alla fine di marzo occupandosi della manutenzione delle stazioni della rete sismica permanente Asain (Antarctic Seismographic Argentinean Italian Network), realtà che dal 1985 opera nella regione del Mare di Scozia, nella penisola antartica e nell’area polare.

Il tecnico friulano Alessio Compagno

Classe 1984 di Nespoledo, Alessio Compagno dal 2020 è uno dei tecnici dell’Istituto nazionale di Oceanografia e di Geofisica sperimentale (Ogs) al Centro di ricerche sismologiche (Crs)di Udine. A migliaia di chilometri da casa opererà insieme al sismologo di origini peruviane Milton Percy Plasencia Linares, responsabile del progetto Asain, gestito dal Centro udinese in collaborazione con l’Istituto antartico argentino (Iaa), nell’ambito dei programmi di ricerca antartici italiano e argentino.

Una missione delicata che vede la professionalità del tecnico friulano in prima linea laddove si raccolgono in tempo reale, via satellite, dati utili per studiare i terremoti, grazie a otto stazioni collegate via satellite a Ogs. «L’area antartica, contesto isolato che risulta praticamente indisturbato dal punto di vista antropico, senza alcun tipo di rumore associato ad attività umane, è un punto privilegiato per il monitoraggio della sismicità a livello globale – ha illustrato Alessio, poco prima di lasciare il Friuli –. La vicinanza delle stazioni sismiche al continente antartico e il loro funzionamento continuativo nel lungo periodo rendono la zona un osservatorio privilegiato della sismicità che deriva dalle rotture del ghiaccio».

Manutenzione e verifiche di stazione in un campo in Antartide

Ogni anno – nell’area che coinvolge la punta estrema del Sud America e l’Antartide – arrivano un tecnico e un sismologo per attività di manutenzione delle sofisticate apparecchiature di ciascuna delle basi comprese nel programma Asain, raggiunte di volta in volta a bordo della rompighiaccio.

«Quest’anno è toccato a me – ha spiegato con un pizzico di orgoglio l’ex progettista elettronico – ed è una proposta a cui non si può dire di no e che ho accettato ben volentieri».

Alessio Compagno impegnato nel monitoraggio geodetico

Accanto all’entusiasmo di essere parte della delicata missione, prima di fare le valigie Alessio – durante l’estate – è stato impegnato in una preparazione specifica per poter affrontare una “trasferta” che, ha tenuto a precisare, «si svolge comunque nella massima sicurezza, seppur in contesti isolati ed estremi». Dopo essere stato sottoposto nel Centro medico dell’Aeronautica Militare a controllo ed esami completi, Alessio si è dedicato ad una formazione specifica sia in mare (per essere pronto a guidare motoscafi, a recuperare persone in acqua fredda, ad attività di antincendio specifiche e molto altro), che su neve e ghiaccio (con addestramento in quota che ha compreso, tra le altre, l’installazione di un campo con tende sul ghiacciaio del Monte Bianco).

Insomma, nulla è stato lasciato al caso. Anche perché, nonostante in Antartide ora sia estate, le temperature con cui i due specialisti del Crs dovranno convivere vanno da una massima di meno 5 gradi ad una minima di circa meno 20 gradi, con una giornata di luce di 24 ore, con il sole che non scende mai sotto l’orizzonte. «Sono condizioni comunque affascinanti e l’animo con cui parto è quello di un bambino davanti a qualcosa di nuovo», ha affermato.

Un sito di installazione tipico del progetto Asain

E pensare che, all’inizio della sua carriera lavorativa, Alessio – con in tasca un diploma tecnico – faceva tutt’altro. «Poi un amico mi ha suggerito di tentare il concorso in Crs dove stavano cercando una figura professionale che si interessasse di misure in ambiente. Praticamente quello che nel tempo libero facevo in maniera amatoriale ora è diventata la mia professione».

E ovviamente, ora che sta per mettere piede sulla nave rompighiaccio e la missione sta per diventare realtà a tutti gli effetti, c’è gratitudine per la “dritta” dell’amico. E pure soddisfazione per essere l’unico friulano a vivere una simile esperienza, portando un pezzetto di Friuli tra i ghiacci dell’Antartide.

Monika Pascolo

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