Luci tra le sbarre

Teli e sudario

Al capitolo venti del vangelo di Giovanni leggiamo che Pietro e l’altro discepolo, quello che Gesù amava, arrivati correndo al sepolcro di Gesù, lo trovarono vuoto: il corpo del Signore non era più lì. Ma, chinandosi e guardando più attentamente, si accorsero che la tomba non era in effetti del tutto vuota. Vi erano rimasti i teli e il sudario, usati per la sepoltura. L’evangelista ci dice che il discepolo che Gesù amava “vide e credette”. Nessuno era presente al momento della risurrezione del Signore, nessuno vi ha assistito. Tuttavia, alcuni segni lasciati nel sepolcro furono sufficienti per suscitare nel discepolo la fede nel Risorto.

Nessuno sa cosa avviene nel profondo del cuore di un uomo, nessuno può immaginare cosa stia vivendo nel suo intimo. Tuttavia, ci sono dei “teli” e dei “sudari”, segni che rendono visibile materialmente ciò che è invisibile ai sensi: le piccole “risurrezioni” generatrici di una nuova vita, pur nella condizione di “morte detentiva”. Ecco alcuni dei teli che ho visto (e raccolto gelosamente) nel carcere di Tolmezzo.

Ero a colloquio con F. Dopo avermi espresso lungamente le sue preoccupazioni e le sue paure, ecco che di punto in bianco mi chiede: «Padre, posso fare una preghiera per lei?» E al mio sì, inizia a pregare per me. Non un Padrenostro o un’Avemaria, ma una preghiera spontanea, appassionata, di intercessione per me presso l’Altissimo, perché mi proteggesse da tutti i pericoli. Avrei voluto poter trascrivere questa preghiera tanto vera e tanto personalmente sentita da F. Un detenuto che prega così per il suo cappellano!
L. Mi aggiorna sulle sue vicende personali, i desideri e le speranze che si stanno pian piano irrobustendo in lui, e poi aggiunge: «Padre, c’è poi una cosa che voglio fare in questi giorni. Voglio scrivere alla mia ex-moglie e chiederle perdono per il male che le ho fatto. Mi sento di farlo, per essere davvero pulito dentro».

Alleluia! Un’altra pietra è stata rotolata via dal sepolcro!

Mi segnalano un detenuto: «Padre, se potesse parlare con lui. Però guardi che lui ce l’ha un po’ con Dio». Lo incontro e ci parliamo. È arrabbiato col Signore per quello che gli è successo. Però non gli dispiace parlare col cappellano. Ci diamo appuntamento per un secondo colloquio. Verranno poi il terzo, il quarto, il quinto, il sesto…

Nella prossima Messa di Pasqua, questo detenuto riceverà la Cresima dal nostro arcivescovo. Da “arrabbiato” a “confermato”: una bella risurrezione!

Tanti auguri di una serena Pasqua a tutti noi: se ci chiniamo e guardiamo più attentamente i teli e il sudario, la risurrezione di Gesù diventerà allora anche la nostra!

Claudio Santangelo C.M.
cappellani delle case circondariali di Udine e Tolmezzo

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