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Ucraina, 103 persone accolte da Caritas. «Chi è rimasto in Friuli ha deciso di restare»

Martedì 24 febbraio saranno quattro anni dall’inizio della feroce aggressione russa all’Ucraina. Quattro anni di dolore e violenza, di morti e distruzione, ma anche quattro anni in cui la percezione del mondo – dell’Europa soprattutto – è irrimediabilmente cambiata. Al tema, la Vita Cattolica del 18 febbraio 2026 dedica un approfondimento a cura di Anna Piuzzi in cui si descrive, tra l’altro anche l’accoglienza delle famiglie che hanno lasciato l’Ucraina.

4 anni di guerra. La manifestazione a Udine

Domenica 22 febbraio, alle 11, in piazza XX Settembre, a Udine, l’associazione culturale “Friuli Ucraina” promuove una manifestazione di sensibilizzazione, intitolata “Ucraina scudo d’Europa”.  La stessa iniziativa si terrà a Trieste alle 12 (piazza della Borsa) e a Pordenone alle 16 (via Mazzini, di fronte a Palazzo Badini). Prosegue anche l’attività dell’associazione di raccolta di beni di prima necessità da inviare in Ucraina.

L’accoglienza in Friuli

Un dato emblematico sull’accoglienza delle famiglie che hanno lasciato l’Ucraina è quello del Centro Caritas dell’Arcidiocesi di Udine che al momento ha in accoglienza 103 persone, in prevalenza donne, 35 sono i minori. «Le persone che sono rimaste – spiega Lucia Casanova, operatrice Caritas nell’Alto Friuli – hanno ormai deciso di mettere radici qui, la prospettiva di tornare nel proprio Paese è purtroppo davvero residuale. Chi ancora nutre questa speranza sa bene che ci vorrà molto tempo. Il momento emotivamente più difficile è stato per tutti il secondo anno di guerra, credo che in quel passaggio abbiano preso consapevolezza piena della situazione».

«A pagare un conto altissimo – prosegue Casanova – sono stati i ragazzi e le ragazze, soprattutto nella fase dell’adolescenza. All’inizio avevano per altro un grandissimo sovraccarico perché frequentavano la scuola qui, ma in remoto, anche le lezioni in Ucraina. Anche questo nella prospettiva di un rientro rapido. Ma così non è stato. Hanno cominciato a stare meglio quando hanno iniziato a fare uno sport, a frequentare qualche attività ricreativa. Insomma, nel momento in cui hanno recuperato un minimo di normalità e hanno potuto tessere delle relazioni».

«Anche gli adulti – continua l’operatrice – hanno investito più energie nell’integrazione quando si sono resi conto che sarebbero rimasti. Le donne hanno trovato occasioni di impiego soprattutto nella ristorazione, tutti poi hanno imparato bene l’italiano, abbiamo registrato una grandissima facilità nell’apprendimento linguistico. Sono numerose le famiglie che hanno iniziato a camminare con le proprie gambe e si sono rese autonome. È chiaro che dove ci sono donne sole con bambini molto piccoli, è tutto più difficile».

L’approfondimento dedicato all’Ucraina, nel quarto anniversario dell’aggressione russa a Kiev, si può leggere sulla Vita Cattolica del 18 febbraio 2026 

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