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Vita di coppia, serve creatività continua. A Udine incontro con la psicoterapeuta Ceriotti Migliarese

«Non credo alle convivenze come preparazione al matrimonio, nemmeno come garanzia della relazione; sposandoci diciamo all’altro: “Io scelgo te, non perché sei la persona migliore che mi può capitare d’incontrare; ti scelgo perché ho capito che per me sei una persona unica, non la migliore, ma come te non incontrerò nessun altro e voglio attraversare la vita con te».

La pensa così Mariolina Ceriotti Migliarese, medico, neuropsichiatra infantile, psicoterapeuta, moglie e madre di 6 figli, che interverrà all’incontro pubblico dal titolo “Il rapporto di coppia: come non aver paura dell’imperfezione e vivere felici”, in programma per venerdì 10 aprile, alle 17.30, all’Istituto Bertoni, in viale Cadore, 59 a Udine, per iniziativa dell’Associazione La Bottega dell’Orefice, nell’ambito del ciclo d’incontri “Due cuori, un villaggio. Per crescere un figlio serve la solidità della coppia e l’aiuto di altre famiglie”. Migliarese è anche autrice di diversi libri, tra i quali “La famiglia imperfetta: come trasformare ansie e problemi in sfide appassionanti” e “L’anello che manca. Liberare le relazioni”.

«Invece quando mettiamo l’altro alla prova nella convivenza – riprende la neuropsichiatra – è un po’ come se dicessimo: “Non vedo la tua unicità, voglio capire se varrà la pena rendere stabile la relazione, se mi renderai felice”. Ma questo atteggiamento non comprende che la relazione d’amore si basa su un gesto di fiducia, sul dire all’altro: “Mi fido di te e affronto il salto fiduciario del matrimonio sulla base della verifica fatta nel fidanzamento”. D’altronde, nella convivenza conosceremo pregi e difetti dell’altro, che scegliamo di accettare e di amare con la promessa matrimoniale, cercando di dare il meglio di noi all’altro. Perciò, la convivenza da fidanzati non è una garanzia per la durata del possibile matrimonio, ma una forma di timore nello sbilanciarsi verso l’altro, nell’affidamento profondo che il matrimonio richiede».

Dottoressa, dopo l’innamoramento tante volte subentra la noia. Come ritrovare le motivazioni per stare insieme?

«Quando ci annoiamo si verifica una caduta della motivazione, che era la spinta piacevole di sentirsi vivi nella relazione. Ma ciò che rende significativo il rapporto è qualcosa che nasce all’interno di ciascuno di noi, non è solo ciò che viene dall’altro. E quando inizia la noia, è già cambiato il nostro sguardo sull’altro, abbiamo smarrito la capacità di leggerne la continua novità per noi. Ciò che vince la noia nel matrimonio è la capacità di esser creativi, trovando gioia di vivere dentro di noi, senza attendere che arrivi da fuori, dal matrimonio, con la capacità di rinnovare una vita sempre piena di significato».

La vita è un continuo cambiamento, sia fisico che psicologico; perciò, cambia anche il rapporto di coppia. Come affrontare i cambiamenti?

«Due aspetti sono importanti nel matrimonio. Il primo è la coltivazione della comunicazione, non perdere mai il contatto con l’altro. Perciò, nessun timore nel dirsi le cose, anche di confliggere quando serve, però coltivando la comunicazione. Mentre il secondo è costruire una buona amicizia perché, se lo percepiamo nel modo migliore, l’altro è un amico, un’amica che ha a cuore il nostro bene, come noi abbiamo a cuore il suo».

Quale ruolo ha la corporeità nella coppia e come cambia nel tempo?

«Ha un ruolo centrale, perché il linguaggio del corpo è specifico della relazione di coppia. Ma, come tutti i linguaggi, cambia nel tempo. All’inizio è fatto dalla novità del conoscersi, in seguito permette di scambiarsi messaggi profondi anche senza parole. Esporsi col proprio corpo, richiede la certezza della permanenza dell’altro, che ci sarà nella buona e nella cattiva sorte, che non ci abbandonerà, perché gli affidiamo la nostra vulnerabilità. E nell’invecchiare, all’aumentare della vulnerabilità del corpo, questo linguaggio si coltiva in maniera unica, molto personale».

Come ripartire dopo le delusioni o il tradimento?

«Il tradimento rompe il rapporto di fiducia tra due persone che si sono promesse fedeltà. Perciò, è da prendere atto che qualcosa d’importante è accaduto, è terminato il modo di stare insieme vissuto fin a quel momento. Si tratta di stare davanti alla possibilità di far partire un nuovo matrimonio tra le stesse persone, di rinnovare il rapporto, che avrà delle differenze rispetto a ciò che c’era prima».

E il perdono?

«È un percorso, né veloce, né semplice; i coniugi possono scegliersi nuovamente e decidere un cammino che porti a comprendere le cause della rottura, frequentemente con l’aiuto di qualcuno esterno alla coppia, che li sostenga nel ritrovare le ragioni per scegliersi di nuovo. A volte è un percorso doloroso, ma anche di grande ricchezza, che può portare a un salto di qualità nel rapporto tra gli sposi».

L’arrivo dei figli determina una rivoluzione nella vita di coppia. Come far rimanere vivo il rapporto pur dentro l’impegno genitoriale?

«Diventando genitori, si crea una dimensione nuova perché la relazione di coppia incrocia il rapporto con il figlio, che non può sostituire quello tra i coniugi. Il figlio ci viene affidato, ma è destinato ad andarsene e non deve mai essere posizionato al centro della coppia. Perciò, i genitori devono continuare a coltivare la loro relazione, prendersi tempi propri e non permettere al figlio di occupare un posto non suo, non sarebbe per il suo bene, oltreché per il loro».

Però, ci son approcci diversi tra padri e madri verso i figli.

«Sono due amori diversi, ma entrambi indispensabili, vitali ed è necessario pensare al figlio come frutto della coppia, mentre frequentemente non lo si pensa come “nostro figlio”, ma come “mio figlio”. Eppoi, il padre vede aspetti del figlio che non sempre la madre vede, mentre quest’ultima percepisce cose nel figlio che non sempre il papà intercetta; questi due sguardi messi insieme permettono di vedere in profondità. Dovremmo sempre chiederci qual è il pezzo di verità che l’altro sta percependo riguardo al figlio e provare ad ascoltarla».

Quale vantaggio traggono i figli da genitori uniti?

«L’unità della coppia genera nei figli la libertà di seguire la propria strada, perché percepiscono di non abbandonare i genitori, li lasciano nella loro relazione, non devono assumersi la responsabilità di risolvere i problemi dei genitori; la responsabilità va dai genitori verso i figli, non viceversa. Casomai, è la gratitudine che va dai figli ai genitori. Così, i figli possono pensare alla propria crescita, che è la responsabilità che compete loro».

E in caso di grave conflitto tra i genitori?

«Non si può stare insieme solo per i figli, ma quando ci sono, c’è un motivo in più per provare a risanare la coppia, anche perché la stabilità della famiglia è la miglior garanzia di salute mentale dei figli. Perciò, prima di mollare, dobbiamo verificare se siamo in grado di risolvere i conflitti».

Quali consigli in caso di separazione?

«È necessario che i genitori gestiscano il loro rapporto su piani diversi da quelli che coinvolgono i figli, senza accusarsi apertamente davanti a loro, sostenendo la competenza genitoriale l’uno dell’altra. Se non ho un buon marito, ma voglio bene ai miei figli, ho tutto l’interesse che abbiano un buon padre, sostenendo la competenza paterna del mio ex coniuge, e viceversa. Perché attaccare l’altro e la sua competenza genitoriale vuol dire danneggiare i figli».

Flavio Zeni

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