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Tarvisio. Il parroco: «La morte di Simone, occasione per riflettere sul senso della vita»

Sarà lutto cittadino a Tarvisio domani, sabato 7 febbraio, giorno dei funerali di Simone De Cillia, 33 anni travolto da una valanga mentre stava praticando snowboard nella zona del Lussari. Una morte che ha profondamente scosso la comunità dove il giovane era nato e cresciuto e la famiglia è molto conosciuta perché gestisce un albergo non lontano dalle piste.
I funerali di De Cillia si terranno domani alle 14.30 nella chiesa di Camporosso. Questa sera, alle 20, nella stessa chiesa sarà recitato il S. Rosario

La notizia del distacco di una valanga, gli attimi concitati dei soccorsi, complicati dalle condizioni meteo avverse, dal calare del buio e dalla zona impervia  – il bosco in un canale tra la pista che sfiora Malga Lussari e il monte Prasnig –, poi la speranza, perché Simone era stato estratto ancora vivo, si sono susseguite rapidamente mercoledì sera. In tarda serata, però, è arrivata la tragica notizia della morte del giovane all’ospedale di Udine dove era giunto in serata dopo le estenuanti operazioni di soccorso.

Ieri la comunità si è svegliata sotto choc e attonita, con tanti interrogativi, come racconta ai microfoni di Radio Spazio don Emanuele Paravano, parroco di Tarvisio. «La comunità è molto scossa però anche molto vicina alla famiglia, si tratta di persone conosciute per le loro attività ma anche per il fatto che erano persone sempre attente e presenti anche nella vita sociale del paese. Siamo tutti scossi e molto turbati da una scomparsa prematura e da una scomparsa avvenuta per Simone nel momento in cui stava vivendo una sua passione. È qualcosa che interroga molto anche tutti i tarvisiani che hanno a che fare con la montagna, con lo sport, con la bellezza della natura».

Proprio la montagna era la passione di Simone, infatti, così come anche di Carlo Notari, il vigile del fuoco bolognese in servizio a Trieste, morto dopo essere stato travolto da una valanga a Casera Razzo.

Si tratta di «persone che hanno abitato la montagna fin da bambini, per loro l’esperienza della montagna è il “giardino di casa” – aggiunge don Paravano –. Hanno giocato nella montagna, hanno vissuto la montagna. Sono persone che non hanno solo una passione travolgente ma anche un’intimità con l’ambiente montano. Credo che anche per Simone fosse così: viveva un contatto con la natura così intimo e così speciale che lo portava a fare sempre delle esperienze molto forti».

La tragedia verificatasi nel tarvisiano rappresenta «un campanello d’allarme rispetto al senso della vita» conclude don Paravano, «al fatto di vivere delle passioni bellissime, che danno vita ma purtroppo alcune volte anche la tolgono. Credo che questo giorno di lutto sia un momento anche di ripensamento per ognuno di noi riguardo al senso della vita».

Marta Rizzi

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