Lavoravano in pieno sole, vestite con un camicione bianco spesso smanicato, un fazzoletto in testa per asciugare il sudore, sempre pronte, con modi garbati, a rispondere alle esigenze delle villeggianti. Accompagnandole in ogni fase del trattamento termale della sabbiatura, chiamata anche psammatoterapia. Negli anni Sessanta – pratica proseguita fino agli anni Ottanta quando è stata soppiantata da tecniche più “moderne” – in spiaggia a Grado c’erano anche le bagnine donne. Un’affascinante pagina della storia dell’isola che è stata trasformata in uno spettacolo e che a breve – il debutto è previsto a marzo – sarà portata in scena. Protagonista di “Le bagnine” l’associazione “Grado Teatro” che, con un mix di comicità e riflessione, firma una nuova produzione con testo e regia di Giorgio Amodeo, basata su un’idea di Tullio Svettini.
La compagnia non è nuova a iniziative del genere: ancora nel ricordo degli spettatori la fortunatissima trilogia di spettacoli già andati in scena sugli antichi mestieri femminili con, nel 2019, “Le anciughere” (lavoratrici degli stabilimenti ittici che si occupavano di inscatolare sardine e acciughe), quindi nel 2022 il focus su “Le tabacchine” (producevano sigarette nelle manifatture di tabacchi) e poi nel 2024 la proposta del musical “Le mondine di Fossalon e della Bassa Friulana”.

«Abbiamo voluto continuare il percorso con le bagnine che a Grado si occupavano delle sabbiature, pratica molto in voga al tempo, consigliata dai medici a chi soffriva di patologie articolari o forme reumatiche», ha raccontato a Radio Spazio il regista Giorgio Amodeo. Le bagnine assistevano le donne, mentre i bagnini seguivano nei vari passaggi i clienti maschi. «Si realizzavano buche nel terreno dove le persone si stendevano per essere ricoperte di sabbia molto calda. Così per circa 10 minuti, prima di ritirarsi con una coperta addosso per lasciare spazio ad una grossa sudorazione».
La storia è stata “raccolta” ascoltando alcune bagnine di allora, per lo più lavoratrici gradesi, anche se parte del personale proveniva pure dal circondario. «Al tempo la donna non era molto presente nelle attività lavorative e avere la possibilità di “fare la stagione” rappresentava un’occasione di emancipazione importante, oltre ad essere un aiuto economico per il sostentamento della famiglia».
La stagione balneare, a differenza di oggi, era piuttosto breve. «Ci hanno raccontato che durava circa 45 giorni, da inizio luglio al 15 agosto – ha aggiunto Amodeo –; quindi, diventava importante guadagnare più possibile, offrendo ai turisti nuovi servizi come le cure con la sabbia. Un’attività che veniva ricompensata anche dalle mance che molto volentieri venivano lasciate da villeggianti provenienti dall’Austria e dalla Germania».
Importante, dunque, rispondere prontamente alle esigenze della clientela. «C’era chi voleva una determinata buca in una precisa fila, chi voleva essere ricoperto con la sabbia in una certa maniera, chi aveva necessità di bere, chi chiedeva la sistemazione della tenda parasole. E poi bisognava ripulire le persone dalla sabbia e accompagnarle nella fase della cosiddetta reazione, che con la sudorazione completava il servizio».
Sul palco la storia delle bagnine della spiaggia di Grado sarà accompagnata dalla narrazione di Svettini e da musiche tipiche degli anni Sessanta eseguite dal vivo da Andrea Cicconi e dal suo gruppo. La “prima” dello spettacolo – che fa parte del circuito Ert-Ente regionale teatrale del Fvg – sarà il 6 marzo a Grado, all’Auditorium “Marin”, alle 20.45 (in seguito saranno programmate repliche in altre località).
Mentre un’idea su un prossimo progetto si sta già abbozzando: «Ci piacerebbe raccontare la storia delle cosiddette “vedove bianche” i cui mariti, marittimi, erano in giro per il mondo per buona parte dell’anno e loro restavano a sole a prendersi cura dei figli e della casa».
Monika Pascolo e Valentina Pagani














