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Anche a Udine il Flash mob per Gaza e Cisgiordania

«Lo liste, no bersagli, solidarietà e cura non sono reato». È questo lo slogan del flash mob promosso da diverse realtà a livello nazionale e che si terrà anche a Udine sabato 28 febbraio, alle 11, all’ingresso dell’ospedale S. Maria della Misericordia, in via Pieri, per volontà di Associazione Sanitari per Gaza, movimento Digiuno Gaza, Donne in Nero Udine, Comitato per la Palestina Udine e Comitato Stop TTIP Udine. Una mobilitazione, scrivono in una nota i promotori, che nasce in risposta «al ricatto imposto dal governo israeliano alle ONG sanitarie operanti a Gaza e in Cisgiordania – tra cui Medici senza frontiere e Oxfam –, che impone la presentazione delle liste degli operatori palestinesi in cambio dell’autorizzazione a continuare ad operare», «un flash mob per dire NO a questo ulteriore attacco a chi cura».

«Le Ong sanitarie, anche a rischio della propria incolumità danno un fondamentale contributo alla cura dei feriti, delle persone con grave denutrizione o affette da malattie infettive dovute alle precarie condizioni igienico-sanitarie», continua la nota. Il rifiuto di fornire le liste del proprio personale palestinese «nasce dal rischio concreto di esporre tale personale ad arresti e uccisioni, come le cifre dell’oltre migliaio di sanitari uccisi, tra cui anche 17 operatori di Medici senza Frontiere, dal 7 ottobre 2023 ad oggi confermano: è un atto dovuto, un imperativo etico e legale per tutelare la sicurezza di chi cura. La mancata presentazione delle liste comporterà il divieto ad operare per le Ong con la conseguente espulsione forzosa da un territorio in cui, nonostante la proclamata tregua di un anno fa, persistono violenze e attacchi alle infrastrutture sanitarie e dove i civili continuano a morire».

I promotori del Flash mob chiedono «alle Istituzioni italiane di condannare questo ulteriore attacco al sistema sanitario gazawi, già allo stremo a causa delle deliberate azioni israeliane di distruzione di ospedali e infrastrutture sanitarie, arresto e uccisione del personale sanitario, blocco o grave limitazione ai rifornimenti di materiale».

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