“Nel quarto trimestre 2025 registriamo un rafforzamento dell’attività produttiva rispetto al trimestre precedente. L’evoluzione positiva è attribuibile sia a fattori congiunturali, sia al consueto recupero dei livelli operativi successivo alla pausa estiva, con prospettive di ulteriore miglioramento, alle quali guardiamo con fiducia”.
È questo il commento del presidente di Confindustria Udine, Luigino Pozzo, all’indagine congiunturale sul comparto manifatturiero della provincia di Udine, elaborata dall’Ufficio Studi dell’Associazione e relativa all’ultimo trimestre dell’anno scorso.
Nel dettaglio, la produzione industriale registra una variazione congiunturale pari a +1,5% rispetto al terzo trimestre 2025 e una crescita tendenziale dello stesso ordine di grandezza, +1,5%, nel confronto con il quarto trimestre 2024. A fronte del miglioramento della produzione, le vendite complessive mostrano una dinamica ancora debole, collocandosi in territorio negativo su base tendenziale (-0,9%).
Il quadro complessivo segnala pertanto un disallineamento tra offerta e domanda, riconducibile alla persistente fragilità del mercato interno, che continua a risentire di un clima di incertezza. L’export, pur in un contesto caratterizzato da un cambio euro/dollaro sfavorevole e da incertezze legate all’evoluzione della politica commerciale statunitense, ha invece mantenuto un contributo positivo, sostenendo l’attività manifatturiera provinciale.
“Grazie alla dinamica favorevole dell’ultimo trimestre – sottolinea Pozzo -, la manifattura udinese riesce a interrompere una fase triennale di contrazione, chiudendo il 2025 con una variazione media annua pari a +0,2% rispetto al 2024. Il contributo dell’export si conferma determinante, seppur con un’intensità ancora contenuta. Il confronto con il dato nazionale, che nel 2025 evidenzia una flessione pari a -0,5%, mette in luce una maggiore capacità di tenuta del sistema manifatturiero friulano, nonostante un quadro economico e geopolitico particolarmente complesso. E le prospettive sono incoraggianti: nel biennio 2026-2027, infatti, l’economia del Friuli-Venezia Giulia si dovrebbe collocare in una fase di crescita moderata, con un PIl regionale che, secondo le stime, è previsto in aumento dello 0,5% nel 2026 e nel 2027”.
“In un contesto internazionale complicato e in continua evoluzione, nel quale anche gli imprenditori fanno fatica a definire le strategie per i prossimi anni – conclude il presidente Pozzo -, abbiamo una sola parola d’ordine: innovazione. La nostra economia potrà crescere in modo sostenuto se saprà imprimere un’accelerazione alla produttività. Gli investimenti in tecnologia e nella formazione e qualificazione delle risorse umane rappresentano il principale driver per diffondere l’innovazione, da cui derivano la maggior parte dei guadagni di produttività. In un mondo dominato da una competizione serrata, la chiave del successo per un territorio come il nostro, basato su una manifattura fortunatamente ancora forte e proiettata sui mercati internazionali, è mettere insieme “sapere” e “saper fare”, trasferire la ricerca e l’innovazione nei processi produttivi e formare le risorse umane in grado di implementarli nelle imprese. Su questi temi strategici, chi fa impresa non può essere lasciato solo. Queste sono sfide, culturali e operative, che il sistema territoriale deve affrontare insieme e in sinergia: istituzioni, scuola, università, centri di ricerca e imprese”.
Aspettative, ordinativi e occupazione
Le aspettative delle imprese industriali indicano un miglioramento del clima di fiducia. La quota di imprese che prevede un aumento della produzione nei prossimi mesi sale al 20%, rispetto al 9% rilevato nella precedente indagine. In coerenza con tale orientamento, gli ordinativi registrano una dinamica positiva sia su base congiunturale (+3,7% rispetto al terzo trimestre 2025) sia su base tendenziale (+2,7% rispetto al quarto trimestre 2024).
Il mercato del lavoro mostra nel complesso una buona resilienza nel corso del 2025. Nel quarto trimestre si osserva una lieve flessione degli occupati (-0,3%), che non modifica significativamente il quadro di sostanziale stabilità occupazionale.
La propensione a investire rimane su livelli relativamente sostenuti. Gli investimenti programmati si concentrano prevalentemente su digitalizzazione, sostenibilità ambientale ed efficientamento energetico, ambiti ritenuti strategici per il rafforzamento della competitività nel medio periodo.














