È splendido, il duomo di Gemona. Di notte la sua facciata si staglia, chiara e illuminata, contro il buio dello sfondo. Quella facciata seppe resistere ai tremori dell’Orcolat, il terremoto del 1976 che, invece, distrusse il duomo retrostante. Proprio dal tragico evento di cinquant’anni fa hanno preso spunto gli oltre trecento giovani che la sera di venerdì 27 febbraio si sono riuniti ai piedi di quella maestosa facciata assieme all’arcivescovo Riccardo Lamba in una serata quaresimale proposta – come da tradizione consolidata – dalla Pastorale giovanile diocesana in sinergia con i gruppi giovanili del territorio.

Giovani riuniti per pregare. Pregare sulle loro fragilità, quei “terremoti interiori” che producono solitudine, fatiche, delusioni, paure. Crepe sempre più visibili nei “giovani di oggi”, che però possono iniziare ad affrontare anche grazie a momenti come quello vissuto nella veglia gemonese. Affrontare, sì. E affidare.
Una rete rossa, da cantiere, raccoglie frasi di paura, angoscia, ansia. Tipicamente giovanili. Ma non solo: anche gli adulti appiccicano le loro frasi. Lo fa anche l’Arcivescovo.

Mons. Lamba: «Anche nella fragilità, un germe di bellezza»
«Chi di voi qualche volta ha sbagliato strada? – ha detto Lamba ai giovani convenuti a Gemona – Chi ha sbagliato a fare una telefonata? O prendere in giro qualcuno oltre misura? Tutti commettiamo errori, in buona fede o per calcolo. Siamo fragili!»

L’Arcivescovo parla a braccio, stando in mezzo ai ragazzi che, nel frattempo, hanno compiuto un gesto di venerazione di quel crocifisso ligneo mutilato dal terremoto del 1976 e conservato in una teca del duomo gemonese. «Nella Bibbia – ha ricordato Lamba – troviamo tantissimi esempi di fragilità. In ogni personaggio biblico troviamo tutto, così nella Parola di Dio possiamo rispecchiarci. Vale anche per tutti i Santi: Agostino, Benedetto, Ignazio di Loyola, Piergiorgio Frassati (che era un discolo!). Teresa di Calcutta era persino prepotente. Siamo fragili!»
«Eppure – ha proseguito l’arcivescovo, sempre stando in mezzo ai giovani – questi personaggi non sono morti dopo aver commesso un peccato. Questo perché il Signore ha messo in ciascuno di noi un germe di bontà e di bellezza che nulla e nessuno potrà mai distruggere. Questo germoglio di bene ha due facce: da un lato la fragilità, da riconoscere per vincere le debolezze e guardare avanti. E la Quaresima è proprio il tempo in cui immergerci pienamente nelle fragilità per vivere anche l’altro lato della moneta: l’amore di Dio».

La Riconciliazione, unione di fragilità e amore
La veglia quaresimale della “piggì” offre quindi un assist per vivere un Sacramento particolare nelle rispettive Parrocchie. Come ha concluso l’Arcivescovo, infatti, «Accogliere le fragilità e riconoscere l’amore di Dio sono aspetti che si concretizzano nel Sacramento della Penitenza. Andando dinanzi al sacerdote, non serve dire tante cose: “mi dispiace: abbi pietà di me”. Dio allora scioglie da tutto ciò che impedisce di rialzarsi!» Proprio come il duomo gemonese e il Friuli terremotato: fragile e amato, debole e risorto. Immagine della vita di ognuno, vulnerabile, amata e riscattata.
G.L.














