«È assurda ogni guerra, sappiamo che lo è. Ma questa non è solo guerra, è anche lo sforzo di cancellazione di un regime dittatoriale che da tanti anni sta opprimendo un popolo». Mehdi Limoochi, 45 anni, musicista, rifugiato politico iraniano in Italia dal 2009, vive e lavora in Friuli. Da qualche mese si trova in Turchia per seguire più da vicino la situazione nel suo paese dove vive ancora parte della sua famiglia. È lì che Radio Spazio lo ha contattato all’indomani dell’attacco israelo-americano. Come molti altri iraniani, anche Mehdi prova in queste ore sentimenti contrapposti: diviso tra la consapevolezza che ogni guerra sia ingiusta e la speranza per la possibile fine del regime dittatoriale degli Ayatollah.
«Siamo tutti sotto shock – confida –. Il primo colpo per gli iraniani è stato il genocidio perpetrato da Khamenei e dal suo regime due mesi fa, con 40 mila morti (non ne conosciamo il numero esatto): giovani, donne, bambini. Quando è stata diffusa la notizia della sua morte non potevamo crederci, conoscendo il livello di sicurezza, i tunnel, i bunker creati per proteggerlo. Dopo 47 anni di dittatura, durante i quali Khamenei ha oppresso la mente degli iraniani con la sua propaganda, ha represso, ammazzato, rinchiuso in prigione, tanti erano increduli, non perché pensassero che lui fosse eterno, ma perché un peso che da 47 anni grava sulla tua mente non lo togli facilmente».
«Con i miei familiari in Iran sono stato in contatto fino a sabato mattina, dopo il primo attacco, poi hanno tolto internet – racconta ancora Mehdi –. Ho cercato di mandare loro i consigli che stanno diffondendo anche i media: di trovare un posto sicuro, fare scorta di acqua e cibo per qualche giorno. Ho visto poco fa alcuni bombardamenti a Teheran, anche in luoghi vicini a dove vivono le mie sorelle, ma confido che siano colpite solo strutture del regime. Spero che loro stiano bene, che siano – come tutti gli iraniani ora – in attesa di conquistare la libertà».
L’intervista completa a Mehdi Limoochi si può leggere sulla Vita Cattolica del 4 marzo 2026














