Erano gli anni ’50 quando Rosanna Garzitto, allora bambina, attendeva con trepidazione l’arrivo della corriera di linea in arrivo da Udine. Tra i passeggeri, racconta, erano trasportate anche le copie de “la Vita Cattolica”. «Al tempo non esisteva la formula dell’abbonamento e il settimanale veniva consegnato casa per casa, soprattutto da noi bambini». Erano in quattro a Lestizza ad occuparsi di questo compito. La catechista Lucina Tavano curava l’organizzazione, dividendo i giornali tra i quattro bambini incaricati della consegna a domicilio agli abbonati. «Lo ricordo come fosse adesso, per noi era qualcosa di importante che veniva preso assolutamente sul serio», spiega Rosanna, abbonata storica, oggi 85enne. Da allora il giornale è sempre stato presente in casa sua e lo è tutt’oggi. «Lo hanno avuto in mano i miei genitori e la tradizione nella nostra famiglia è proseguita, tanto che lo faccio leggere anche a mia nipote Chiara, che ha 13 anni. Sono abbonate pure mia sorella e le mie cugine, con le quali spesso ci si confronta su qualche argomento. Mi interessano tutti i temi trattati – aggiunge –, da quelli del mio paese a quelli della Chiesa in generale. Anche all’almanacco “Stele di Nadâl” non rinuncio e quanto mi piacciono gli scritti di pre’ Rizieri De Tina…».
Poi il ricordo ritorna agli anni della gioventù e al privilegio di svolgere un compito che dalla comunità era molto apprezzato. «Le famiglie attendevano con trepidazione il nostro passaggio. Io mi occupavo della consegna del giornale in tutta via Talmassons e nella piazza di Lestizza, coprendo il tragitto esclusivamente a piedi. Ricordo che una famiglia aveva un cane di taglia grande, sempre libero, che mi spaventava parecchio. Ma il compito andava comunque portato a termine. Allora mi ero organizzata: portavo con me sempre un pezzo di pane che tiravo al cane e mentre lui era impegnato a mangiarlo, io eseguivo la mia consegna!».
Gli stessi abbonati erano riconoscenti ai piccoli diffusori del giornale diocesano. «A Pasqua spesso ci veniva regalato l’uovo di cioccolato. E poi, come ricompensa per il nostro impegno, il parroco don Raffaele Taviani ci regalava una gita. A quei tempi non era cosa da poco potersi muovere gratuitamente: siamo andati ai Santuari di Barbana e Monte Berico oltre che a Padova. Queste uscite erano per noi bambini sempre motivo di grande gioia».
Monika Pascolo














