Domenica 1° marzo, poco prima che all’orizzonte apparissero gli scogli del molo Favaloro, una donna del Mali ha partorito su un barchino partito dalla Libia. Il bimbo è venuto alla luce così, nel ventre del Mediterraneo che sempre più appare un sudario, con la vita che si prende la rivincita sulla morte. Nelle stesse 48 ore sempre a Lampedusa si erano registrati almeno quindici sbarchi.
Cronaca di un fine settimana qualunque, verrebbe da dire, quando il sole torna a splendere e l’isola continua a essere ciò che è da anni: approdo, frontiera.
Le statistiche diffuse da diverse agenzie internazionali parlano di un calo degli arrivi. La rotta balcanica, con il suo snodo a Trieste, sembra rallentare. Anche lungo il Mediterraneo centrale – dalla Libia e dalla Tunisia verso Malta e l’Italia – i dati registrano una flessione. A fine gennaio, la sfilza di “zero sbarchi” è stata presentata dal ministero dell’Interno come un successo politico. Ma il mare non fa propaganda.
Che quegli “zero” fossero la spia di qualcosa di più oscuro e spaventoso lo ha rivelato la spuma del mare. A inizio di febbraio i primi resti – quelli di una giovane donna – sono affiorati vicino al porto di Trapani. Poi altri e altri ancora: sette in pochi giorni a Pantelleria, quindi sulle coste calabresi. Il Mediterraneo ha restituito ciò che le statistiche non registravano, facendo saltare l’equazione semplicistica secondo cui meno sbarchi significherebbe automaticamente più sicurezza. Era passato il ciclone Harry lasciando danni enormi in tutta la Sicilia e in Calabria e notizie scarne di morti in mare insieme a tre cadaveri tra cui quelli di due neonate a Lampedusa.
Grazie alla rete del movimento di migranti Refugees in Libya, è stata la ong Mediterranea Saving Humans a gridare l’orrore, a mettere a punto una contabilità sconvolgente di 8 forse 10 barchini naufragati, forse di più: un elenco sempre più lungo, alimentato dalle famiglie che non ricevevano più notizie e cercavano i loro congiunti. Mille morti in pochi giorni. Tra le prime testimonianze, quella di Ibrahim Fofanah, che ha raccontato dei raid della polizia tunisina negli uliveti vicino Sfax, dove campi improvvisati erano stati sgomberati con un’unica alternativa o la deportazione verso il deserto o la traversata in mare con onde alte sette metri. «Non chiamatela tragedia del mare – ha detto Luca Casarini di Mediterranea – questa è una strage».
Durissimo il messaggio dell’arcivescovo di Palermo Corrado Lorefice (coperto di migliaia di insulti via social) fatto giungere al cappellano di Mediterranea don Mattia Ferrari che ha voluto celebrare una messa in mare: una promessa fatta ai tanti familiari con cui era in contatto che chiedevano un gesto di pietas per i loro congiunti dispersi. Tante le voci ecclesiali che si sono alzate in quei giorni mentre la sala stampa vaticana annunciava la prima visita del papa in Sicilia, proprio a Lampedusa, il prossimo 4 luglio. Anche il direttore generale di Migrantes Pierpaolo Felicolo si è appellato alle autorità «affinché vengano fatti prelievi del DNA ai corpi che il mare ci sta restituendo».
È qui dobbiamo fermarci tutti a riflettere. Perché la riduzione degli sbarchi può significare molte cose: accordi più stringenti, controlli rafforzati, ma anche soccorsi mancati, naufragi invisibili e soprattutto la menzogna di chi si volta dall’altra parte, chiudendo gli occhi sulla brutalità con cui i migranti vengono trattati in Libia e anche in Tunisia, impedendo di fatto il soccorso in mare alle navi delle ong.
Con una franchezza che smonta ogni altra narrazione ha parlato papa Leone XIV: si stanno adottando misure sempre più disumane – persino politicamente celebrate – per trattare questi “indesiderabili” come se fossero spazzatura e non esseri umani.
Il Mediterraneo continua a essere un confine dove si misurano le contraddizioni dell’Europa. Ogni corpo restituito dalle onde è una domanda che resta aperta: sicurezza per chi? A quale prezzo?
Il mare, almeno lui, non mente.
Lilli Genco
Direttrice dell’Ufficio per le comunicazioni sociali della Diocesi di Trapani














