Udine e dintorni

A Udine sempre meno negozi, ma più ristoranti

Non si ferma la crisi del commercio cittadino che vede un crollo dei negozi al dettaglio (-243 rispetto al 2012 tra centro e periferia; -129 rispetto al 2019, pre Covid), mentre si mantiene stabile il comparto “alberghi, bar e ristoranti” (solo 2 imprese perse dal 2012, ma meno 40 rispetto al 2019). A crescere sono solo i ristoranti, passati, tra centro e periferia, dai 155 del 2012 ai 199 di oggi, a fronte di un ridimensionamento dei bar, crollati dai 339 del 2012 a 248 di oggi. È quanto emerge dai dati dell’Osservatorio “Città e demografia d’impresa”, report costruito dall’Ufficio studi di Confcommercio su dati del Centro studi delle Camere di Commercio Tagliacarne.

Comparto da 11 mila lavoratori

I dati testimoniano un impoverimento non solo economico del centro udinese – il comparto a Udine impiega 11.500 lavoratori –, ma anche sociale, perché, come ha commentato, Giovanni Da Pozzo, presidente provinciale di Udine e vicepresidente nazionale di Confcommercio, «più serrande abbassate significano meno presidio delle strade e quindi una percezione di minore sicurezza».
Udine, va detto, non rappresenta un caso isolato. Tra il 2012 e il 2025 in Italia sono spariti 156 mila punti vendita del commercio fisso e ambulante; in crescita solo le attività di alloggio e ristorazione (+19 mila). A pesare ovunque è l’aumento del commercio online e il calo del potere d’acquisto dei cittadini. Tuttavia, ha proseguito Da Pozzo, «le difficoltà si aggravano quando manca una programmazione urbanistica che sia coerente con le dimensioni della città». In Friuli, ha aggiunto, «la Regione con i distretti del commercio ha messo in campo un’azione mirata a valorizzare i negozi di prossimità, il Comune di Udine ha pubblicato un bando da un milione e mezzo per far fronte alla desertificazione commerciale».

Col bando del Comune 24 nuove aperture

La risposta al bando comunale è stata in effetti molto buona: 51 le domande presentate da imprese del commercio e dell’artigianato cittadino, per un volume complessivo di investimenti di oltre 3 milioni 100 mila euro. In città ci saranno quindi 24 nuove aperture, di cui 19 nel centro storico e 5 nei quartieri, mentre 26 sono le imprese (20 in centro e 6 nei quartieri) che hanno fatto domanda per innovazione e ammodernamento, numeri che, ha commentato il vicesindaco Alessandro Venanzi «certificano il successo di una scelta politica precisa e coraggiosa». «Il bando genererà una complementarietà di offerta che si stava impoverendo», aggiunge Venanzi, ricordando che il bando ha escluso la ristorazione, già forte, come evidenziano i dati dell’istituto Tagliacarne.

Totolo: «Attendiamo l’ampliamento del Moretti e la riqualificazione urbana»

«Le premesse iniziali del bando – afferma il presidente mandamentale di Confcommercio Udine, Rodolfo Totolo – sono buone. Si è dimstrato un interesse degli imprenditori», tuttavia, aggiunge, «la situazione resta critica anche a causa della progressiva riduzione del potere d’aquisto delle famiglie e dei cambiamenti nelle dinamiche di spesa». L’attesa dei commercianti nei confronti dell’amministrazione è «l’avvio di cantieri strategici. Un tassello è l’ampliamento del parcheggio Moretti, ma non il solo, serve una rigenerazione e riqualificazione urbana. L’auspicio è che l’amministrazione comunale assecondi e accompagni con decisione lo spirito e la determinazoine delle aziende che, con coraggio e grande senso di responsabilità, continuano a operare sia in centro che nelle periferie».
Quanto al Moretti, il Comune ha appena approvato il Documento di fattibilità delle alternative progettuali (Docfap). Il progetto prevede la costruzione di un edificio multipiano che porterà la capienza complessiva a 694 stalli, 237 in più rispetto alla dotazione attuale. Il costo ammonta a 7,2 milioni di euro e il termine dei lavori è previsto a fine 2027.

Venanzi: «Il bando genererà una comlementarietà di offerta. Investiamo sul turismo. Ma non si potrà mai tornare ai numeri del 2012»

«Da parte nostra – afferma ancora Venanzi – investiamo molto sul turismo, che in città sta crescendo a doppia cifra e porta certezza economica anche a Udine, diventata meta di destinazione e non solo di transito».
ll vicesindaco non nasconde, però, che «non si potrà mai tornare ai numeri del 2012. Molti dei locali attualmente sfitti – penso a strade come via Vittorio Veneto – non potranno avere una destinazione commerciale. La prima sfida da affrontare è una ricollocazione urbanistica di quegli spazi con altre finalità. Per questo serviranno leggi che diano gli strumenti per farlo».

Stefano Damiani

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