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Cuori che tornano a respirare, in adorazione tra le montagne della Carnia

Non è questione di luoghi, ma di cuori. Lo aveva capito la Samaritana al pozzo di Sicar e lo hanno capito anche i fedeli che, nella serata di mercoledì 18 marzo, hanno riempito la chiesa di Ognissanti a Sutrio. In un tempo frammentato, la proposta di un’ora di silenzio davanti al Santissimo Sacramento non è un ritorno al passato, ma una risposta urgente a quella “sete d’anima” che nessuna distrazione moderna riesce a colmare.

L’evento, parte di un percorso di catechesi sulla centralità dell’Eucaristia, ha vissuto due momenti speculari: nel pomeriggio a Cercivento, alla presenza dell’arcivescovo di Udine, mons. Riccardo Lamba, e in serata a Sutrio. Qui, alla presenza dell’arcidiacono di Tolmezzo, mons. Angelo Zanello, la comunità si è stretta attorno a testimonianze che profumano di vita vissuta.

Ad aprire la riflessione è stato don Gian Matteo Botto, della diocesi di Roma, che ha riletto l’incontro tra Gesù e la Samaritana come il paradigma di ogni ricerca umana. «Dio non cerca templi di pietra, ma adoratori in spirito e verità», ha ricordato don Botto, citando l’inquietudine agostiniana che trova riposo solo in Dio. L’adorazione diventa così una “scuola di pace”: il termometro per capire se abbiamo pregato davvero è verificare se, uscendo di chiesa, il cuore ha finalmente deposto i suoi pesi.

Particolarmente toccante è stata la testimonianza di una coppia di sposi della parrocchia veneziana di Santa Maria Goretti a Mestre. Roberto ed Elena hanno raccontato come l’ora settimanale di adorazione abbia agito come un balsamo sulle dinamiche familiari. «È come una sfera di vetro con la neve – ha spiegato Elena con un’immagine efficace –: quando la scuoti non vedi nulla, ma quando ti fermi davanti a Gesù, la neve scende e tutto torna chiaro. Lui ti mostra chi sei davvero». Non un’astrazione, dunque, ma un’ancora di realtà che salva i progetti matrimoniali dal logorio del tempo.

Don Narciso Danieli, della diocesi di Venezia, ha confermato come la scelta di rimettere l’Eucaristia al centro trasformi il volto stesso delle parrocchie: aumentano le confessioni, si rinsaldano i legami, fiorisce la carità. «L’adorazione è il prolungamento naturale della Messa», è stato ribadito, paragonandola all’intimità necessaria tra due sposi per mantenere vivo l’amore.

Il momento culminante della serata è stata l’ora di adorazione guidata dal parroco, don Harry Della Pietra. Nel silenzio della Chiesa di Ognissanti di Sutrio, rotto solo dalle armonie del coro SutrioInCanta, la comunità ha sperimentato quel “sostare” che trasforma il tempo in grazia. I canti, scelti con cura per favorire il raccoglimento, hanno accompagnato i fedeli in un dialogo silenzioso che, lungi dall’isolare dal mondo, prepara alla missione quotidiana.
L’invito finale, rivolto a tutti i presenti , è un paradosso fecondo: perdere un’ora del proprio tempo per ritrovare il senso di una vita intera.

Bruno Temil

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