Rimettere al centro il padre, a partire dalla scuola, magari prevedendo anche delle “quote azzurre” nel personale docente, oggi costituito prevalentemente da donne. È il sogno espresso in vista della Festa del papà – che ricorre giovedì 19 marzo, giorno di San Giuseppe – da Ezio Aceti, psicologo infantile e adolescenziale, spesso invitato a parlare di educazione e formazione alla genitorialità anche in Friuli.
Dottor Aceti, come stanno i papà in questo 2026?
«Prima di essere padri siamo maschi. Ebbene, guardi cosa succede oggi nel mondo: ci sono 65 guerre fatte quasi tutte da maschi. Al 95% ogni tipo di violenza che accade è compiuta da maschi. I femminicidi sono opera di maschi. Entri in una scuola e chieda alle insegnanti chi le fa più disperare: risponderanno che nel 70% si tratta di maschi. Il problema oggi in Italia è che la stragrande maggioranza dei maschi sono immaturi».
Per quale motivo?
«Per l’assenza pedagogica del padre. Un maschio nasce da donna, alla scuola dell’infanzia è seguito solo da donne, alle elementari le insegnanti sono quasi tutte donne, alle medie lo sono all’80%. Un bambino maschio vede nove volte in meno modelli maschili rispetto a quanto accade alle femmine con quelli femminili. Il risultato è che rimane immaturo. I padri, nonostante i tanti ed encomiabili esempi di buona volontà, a livello pedagogico hanno pochi spazi. Per questo sarei favorevole all’introduzione, sull’esempio delle “quote rosa”, di “quote azzurre”: più maschi nelle scuole dell’infanzia, più maschi nelle scuole elementari. Così i nostri figli impareranno a diventare padri. Dobbiamo rimettere i padri al centro, portarli nel livello pedagogico. Io ho un sogno: che un giorno siano anche i padri ad andare a parlare con gli insegnanti, non più solo le madri come accade ora, magari spostando le ore di ricevimento dal primo pomeriggio alle 20.30 di sera, se è necessario. Purtroppo tutto ciò che è norma, autonomia nella scuola non c’è perché tutta la scuola è femminilizzata. Per questo il 19 marzo, la festa del papà, è una data importantissima, direi fondamentale per far capire che il padre va rimesso al centro, dappertutto».
Oggi si sta affermando la tendenza all’interscambiabilità di ruolo del padre e della madre. Che ne pensa?
«È un po’ una sciocchezza. Innanzitutto perché i figli quando sono con la madre si comportano in un modo, quando sono con il padre in un altro. In secondo luogo, un padre ha un suo modo di amare che è diverso da quello della madre, non dico né migliore né peggiore, ma è diverso».
E San Giuseppe? Che cosa può dire questa figura ai papà di oggi?
«San Giuseppe è una figura straordinaria. Quando ha saputo che la Madonna era incinta non l’ha accusata, ma è andato a vedere la profondità di ciò che diceva. Inoltre ha portato la sua famiglia nel futuro: ha insegnato a Gesù a fare il falegname, l’ha portato in Egitto, l’ha protetto, l’ha conosciuto e si è fatto educare da lui. Infine, San Giuseppe non parla quasi mai, ma fa».
L’intervista completa ad Ezio Aceti è pubblicata sul numero de La Vita Cattolica di mercoledì 18 marzo.
Stefano Damiani














