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Paralimpiadi. Parlano le friulane Vozza e Sabidussi. «Dalle lacrime per il podio sfiorato la voglia di migliorarsi»

Quegli otto centesimi nello slalom che le hanno separate da una medaglia paralimpica hanno bruciato molto. Le lacrime di Martina Vozza e della sua guida Ylenia Sabidussi, sabato 14 marzo, deluse all’arrivo dell’ultima gara in cui le portacolori friulane erano impegnate ai Giochi di Milano-Cortina – dopo un ottimo terzo posto nella prima manche – hanno commosso tutti. Ma a mente fredda, appena rientrate a casa, Martina e Ylenia non possono che dirsi soddisfatte della loro prova paralimpica. E mentre attendono gli ultimi impegni sulla neve – fra pochi giorni ci saranno i Campionati italiani – e poi la più che meritata vacanza insieme in Madagascar, c’è tempo per analizzare la loro seconda Paralimpiade, dopo quella di Pechino 2022.

«È ovvio che in gara contano le medaglie, ma se pensiamo da dove siamo partite, con un doppio infortunio di Martina e poco tempo per la preparazione, non possiamo che dirci felici – sono le parole di Ylenia, subito dopo aver salutato il Villaggio paralimpico di Cortina –; non pensavamo di scendere in gara in tutte 5 le discipline, invece…». Invece sono arrivati un quinto, un sesto e due quarti posti. «Siamo andate vicinissime alle medaglie – prosegue Ylenia –. In superG il distacco è stato poco meno di un secondo che nella nostra categoria è veramente niente. Da qui la delusione che poi però ci ha dato la consapevolezza di essere comunque ad un livello alto, dove non pensavamo nemmeno di arrivare a questi Giochi».

Martina Vozza e Ylenia Sabidussi a Milano-Cortina

«Guardando al percorso fatto e ai due infortuni che ho avuto dopo Pechino – aggiunge Martina, atleta ipovedente affetta da albinismo – ci possiamo ritenere soddisfatte. Ovviamente avendo compreso che eravamo competitive e molto più vicine al podio di quello che avremmo potuto immaginare, soprattutto nello slalom, il quarto posto ha fatto tanto male. Bastava una porta o un passaggio fatto meglio e ci sarebbe stata la medaglia…».

Ma Martina e Ylenia sono comunque tornate a casa – la prima a Begliano, in comune di San Canzian d’Isonzo, la seconda a Tarvisio – con un “premio” speciale. «L’enorme sostegno del pubblico insieme a tutte le persone che avevamo attorno, persino i tecnici delle altre squadre: tutti desideravano per noi una medaglia e ce l’hanno fatto sentire…», racconta Ylenia, sottolineando che qualsiasi emozione – bella (come l’aver vissuto una Paralimpiade “in casa”) o brutta che sia – la condivide sempre con Martina. «Per qualcuno il sinonimo di “guida” è responsabilità. Per me no, non sarei al suo fianco. La parola giusta è proprio condivisione, riuscire ad essere un tutt’uno e a Milano-Cortina, nel bene e nel male, lo siamo state», aggiunge.

L’abbraccio tra le due atlete dopo il podio sfiorato

Un buon punto di ri-partenza per le due sciatrici regionali, allenate da papà Sabidussi, Ivano, seguite dalla fisioterapista Elena Semplici, dallo psicologo Andrea Appierto e da Mattia Quintabà, preparatore atletico in particolare di Martina. All’orizzonte ci sono le Paralimpiadi sulle Alpi francesi nel 2030 e Martina avrà appena 25 anni. «Cercheremo di arrivare pronte per l’appuntamento – concordano –; sappiamo come e su cosa lavorare e dopo la vacanza pianificheremo al meglio il futuro che, prima della Francia, prevede due Mondiali, ma anche una Coppa del mondo generale, occasione per cercare di diventare sempre più solide, evitando gli infortuni che hanno comunque condizionato molto gli ultimi due anni».

E poi c’è la novità che di sicuro influirà positivamente sul futuro delle due atlete. Martina, con grande felicità, è entrata a far parte del gruppo sportivo della Polizia. «Sciare adesso diventa a tutti gli effetti il mio lavoro, anche se già praticamente lo era. Ma avere alle spalle una struttura solida e particolarmente attenta al mondo paralimpico non può che essere positivo», sottolinea. Aggiungendo che il ricordo dei Giochi in casa, «qualcosa di unico che mai più si ripeterà, sarà custodito per sempre nel cuore, anche se non abbiamo vinto una medaglia».

Monika Pascolo

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