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Ermagora è storia, non leggenda. Ora c’è la prova. Conferenza a Udine il 15 maggio

Personaggio storico o leggendario? Su Sant’Ermagora, che secondo la tradizione fu discepolo diretto dell’evangelista Marco, primo vescovo di Aquileia e martire, il dibattito è aperto da secoli.  Tuttavia, la scoperta di un antico testo latino ha portato ora una nuova prova della sua storicità. A farla è stata la studiosa friulana Marianna Cerno che, nell’Archivio capitolare di Spalato, ha rintracciato un lungo frammento risalente al tardo IV secolo che si è rivelato essere la prima e unica attestazione dell’esistenza storica di Ermagora.

Venerdì 15 maggio, a palazzo del Torso, in piazza Garibaldi n. 18, alle ore 17.30, sarà la stessa Cerno ad illustrare il risultato delle sue ricerche in una conferenza intitolata “Il Vescovo Ermagora dalla leggenda alla storia”, proposta dall’Istituto Pio Paschini per la storia della Chiesa in Friuli in collaborazione con il Gruppo archeologico aquileiese e inserita nella “Setemane de culture furlane” coordinata dalla Società Filologica friulana. All’incontro sarà presente anche l’arcivescovo di Udine, mons. Riccardo Lamba, a segnalare che il ritrovamento non ha solo un rilievo accademico, ma anche religioso e culturale.

«La conferenza di Marianna Cerno su “Il vescovo Ermagora dalla leggenda alla storia” si inserisce nel contesto di un pluridecennale programma di attività e di ricerche che l’Istituto Pio Paschini dedica alla storia della Chiesa in Friuli, con particolare riferimento alle origini della Chiesa di Aquileia» afferma Cesare Scalon, presidente dell’Istituto Pio Paschini. «Le ultime scoperte di un frammento della Vita Clementis che Cerno ha saputo leggere e interpretare, anche se non sono risolutive e attendono ulteriori conferme sul piano scientifico, aggiungono un tassello importante a favore della storicità di Ermagora quale primo vescovo di Aquileia».

Nella conferenza del 15 maggio la studiosa non si limiterà a parlare di questo antico frammento documentale, ma si soffermerà più in generale sulla figura di Ermagora: sulle fonti che parlano di lui e su come è stata costruita la sua figura martiriale.

La datazione di Ermacora da una scoperta casuale

«La scoperta – spiega la stessa Marianna Cerno – è avvenuta in modo casuale nel 2013». La ricercatrice, infatti, nell’ambito dei suoi studi di agiografia, stava ricercando un’opera contenente il racconto della vita di San Clemente, che secondo alcune fonti fu il terzo vescovo di Roma mentre secondo altre fu diretto successore di Pietro. Sulla base di attestazioni settecentesche, Cerno ha rintracciato nell’archivio di Spalato un testo che si è rivelato essere la prima parte, finora ritenuta perduta, dei “Gesta Sancti Clementis”, ovvero una vita romanzata di San Clemente scritta sul finire del IV secolo da Esichio, vescovo di Salona, di cui finora era conosciuta solo la parte finale. Ai fini della storia della Chiesa aquileiese assume grande valore la citazione di Ermacora contenuta nel testo spalatino: nel primo capitolo, infatti, dove si racconta della fanciullezza di Clemente, Esichio scrive di aver ricevuto le informazioni «ex epistola S. Hermagorae Aquileiae Carnorum episcopi», cioè «dalla lettera di sant’Ermagora vescovo di Aquileia dei Carni».

Finora le più antiche informazioni sul patrono della Chiesa aquileiese erano la “Passione” risalente al VI/VII secolo, nella cui introduzione il santo era definito discepolo di San Marco, collocato quindi nel I secolo d.C., in età neroniana, e definito martire. Scritta nel periodo dello Scisma dei Tre Capitoli – ovvero il distacco della Chiesa aquileiese da Roma durato due secoli – questa Passione aveva lo scopo di proclamare l’origine apostolica della Chiesa aquileiese e la sua antichità e prestigio. Di qui la retrodatazione della figura di Ermagora – che gli studiosi, peraltro, da tempo ritengono vada collocata all’ultimo quarto del III secolo – così come l’aggiunta dei collegamenti con san Marco e dei riferimenti al suo martirio.  «La costruzione “martiriale” della Chiesa di Aquileia – afferma ancora Cerno – sembra collocarsi nel VI secolo, periodo in cui essa ebbe una grandissima promozione e fioritura, come testimoniano anche i tanti lavori che vennero fatti nella basilica aquileiese. E così su una tradizione martiriale storica di Aquileia – ovvero i Santi Canziani, Felice e Fortunato – si caricarono di questo significato anche altre figure importanti della sua storia», come appunto Sant’Ermagora. «La menzione di Ermagora nel testo dei “Gesta Sancti Clementis” – ribadisce Cerno – sembra a tutti gli effetti una testimonianza storica, e di valore eccezionale, poiché finora l’esistenza di questo vescovo di Aquileia non era dimostrabile».

Nel frammento ritrovato da Cerno, invece, non si fa alcun cenno a San Marco né al martirio. Inoltre nella definizione “vescovo di Aquileia dei Carni”, scrive la studiosa, viene impiegato «un toponimo in uso all’epoca di Plinio il Vecchio e fino al VI secolo (quando il plurale viene sostituito dal nome di regione, al singolare, Carnia). Anche la grafia “Hermagoras” è fedele al nome originario e rimanda a un’epoca anteriore rispetto all’esito già altomedievale e più diffuso “Hermachoras”». In sostanza, il fatto che un testo collocato nel IV secolo parli di Ermagora senza fare riferimento ad episodi della sua vita – quali appunto il rapporto con San Marco e il martirio – considerati “leggendari” e inventati in epoca più tarda per motivi “politici”, attesta la storicità del personaggio.

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