«Un investimento concreto sulla capacità delle nuove generazioni di trasformare il conflitto in risorsa, generando impatto sociale e rafforzando la coesione delle comunità locali». Il vicepresidente di Rondine Cittadella della Pace, Angiolo Fabbroni, ha definito così “Una Rondine vola in Friuli”, il nuovo percorso educativo che nei prossimi mesi coinvolgerà studenti e docenti delle province di Udine e Pordenone, con l’obiettivo di seminare semi di pace. Il progetto è stato presentato lunedì 23 marzo nella sede udinese della Fondazione Friuli, che sostiene l’iniziativa, di fronte a circa duecento studenti di vari istituti scolastici superiori di Udine (Licei Percoto, Marinelli, Sello, istituti Malignani, Marinoni) e Sacile (Liceo Pujati).
Rondine è un borgo presso Arezzo dove 30 anni fa, al tempo della guerra russo-cecena, è nata un’esperienza di accoglienza di giovani appartenenti a popoli in conflitto tra loro che vivono due anni della propria vita a fianco con il proprio nemico per superare la logica dell’odio, della guerra e della vendetta. Dal 2015 questo progetto è stato ampliato al mondo scolastico: ospitando per un anno giovani di vari istituti, ma anche aprendo nelle scuole superiori, nel triennio finale, sezioni dette appunto “Rondine”. In Italia ve ne n’è una settantina, tra cui una udinese, al Liceo Percoto. «La sezione Rondine – ha spiegato Nikolina Kojcinovich, che ha concluso l’anno scorso il triennio al Percoto ed ora si occuperà della nuova fase del progetto – ha un rientro pomeridiano di due ore in cui gli studenti si confrontano sui loro rapporti, ma anche su ciò che accade fuori dalla scuola, riflettendo su come relazionarsi con l’altro, ascoltarlo, conoscerlo».
Da quest’anno il progetto è stato ampliato. Un primo passo è stato proprio l’incontro di lunedì 23 marzo, che ha visto al mattino i laboratori per 200 studenti, al pomeriggio gli incontri per una quarantina di insegnanti (Stellini, Deganutti, Stringher di Udine, Bachmann di Tarvisio, Galvani, Grigoletti, Zanussi di Pordenone), che avranno il compito di diffondere nei loro istituti le basi del metodo Rondine. La restituzione finale del lavoro degli studenti avverrà a maggio, in occasione della Giornata della legalità al Teatro Nuovo Giovanni da Udine. Inoltre, un gruppo più ristretto di 12 studenti parteciperà ad un progetto di 15 ore riflettendo sul tema dell’inquietudine. L’obiettivo è creare un manifesto, una poesia e un testo da presentare allo YouTopic Fest, il festival di Rondine che si terrà nella Cittadella della Pace ad Arezzo dal 4 al 7 giugno.
Un bel messaggio di fratellanza e di sforzo di comprensione in un’epoca come l’attuale di guerra. Emozionanti e commoventi le parole di Marian, una giovane armena, originaria del Nagorno-Karabakh, terra di scontro tra Armenia e Azerbaigian. «Le guerre iniziano all’improvviso – ha raccontato – e sono inaspettate. Non sapevo cosa fosse la guerra finché non ho perso mio fratello, i miei amici, la casa, la patria. Le scene dei film sono diventate realtà all’improvviso. Arrivare a Rondine per me è stata una forza di gravità: volevo ascoltare la voce dell’altra parte, volevo vederla per trovare quel “colore” della pace che avevo perso. A Rondine ci sono riuscita imparando a vedere il nemico oltre le etichette, come un essere umano».
«Sostenere “Una Rondine vola in Friuli” – ha affermato Guido Nassimbeni, vicepresidente della Fondazione Friuli – significa per la nostra Fondazione investire direttamente sul capitale umano e sulla coesione sociale del territorio. Siamo convinti che offrire ai giovani di Udine e Pordenone strumenti concreti per gestire il conflitto e trasformarlo in dialogo sia la strada maestra per costruire una comunità più inclusiva e generativa».
«La pace non è solo assenza di guerra, ma è un percorso in salita che porta ad amare il prossimo. Questa iniziativa è una metodologia importantissima per imparare a farlo», ha affermato il sindaco di Udine, Alberto Felice De Toni.
Assai colpito dalle testimonianze dei ragazzi si è detto l’arcivescovo di Udine, mons. Riccardo Lamba: «Ascoltandoli mi sono reso conto quanto siano stolti i giudizi di chi considera i giovani superficiali. Ho visto invece persone che apprezzano i valori, li vivono e su di essi si mettono in gioco». «Nessuno di noi può illudersi – ha proseguito – che tutti i conflitti si possano risolvere. Questo avverrà solo alla fine dei tempi. Però ognuno di noi può fare la sua piccola parte lì dove il Signore l’ha chiamato a vivere e operare. Ed è quello che questi ragazzi stanno facendo».














