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«Bonifica dell’ex Caffaro ancora al punto zero». La denuncia delle associazioni

«A oltre vent’anni dall’inserimento tra i Siti di Interesse Nazionale, il bilancio delle bonifiche nell’area Caffaro di Torviscosa, al netto di tre perimetrazioni e una rinomina, resta al punto zero: nessun ettaro di suolo o di falda è stato finora risanato e certificato. Gli interventi realizzati, relativi al dragaggio di alcuni tratti lagunari, hanno avuto come obiettivo principale la continuità della navigazione e delle attività economiche, lasciando in secondo piano il recupero ambientale del territorio. Anche sul fronte della caratterizzazione dei sedimenti lagunari il quadro resta critico. Dopo l’avvio delle attività durante la prima gestione commissariale, il percorso per definire entità e tipologia della contaminazione è incompleto e soprattutto privo della validazione di Arpa. Nel frattempo, però, il polo chimico-industriale continua a espandersi. Caffaro Industrie, storico nome della chimica italiana e già operativo in diverse aree del sito di stabilimento, prevede di avviare entro il 2026 un nuovo impianto per la produzione di uno starting material destinato al settore farmaceutico, con piena operatività prevista entro il prossimo anno».

A farlo sapere sono le associazioni ACLI, AGESCI, ARCI, Azione Cattolica Italiana, Legambiente e Libera, promotrici della campagna nazionale “Ecogiustizia Subito – In nome del popolo inquinato”. L’iniziativa, nata nel 2024 per denunciare i ritardi nelle bonifiche dei Siti di Interesse Nazionale e riportare al centro del dibattito pubblico il diritto a un ambiente sano e agli investimenti sulla transizione ecologica, conclude oggi a Torviscosa la sesta e ultima tappa della seconda edizione. Nel corso della mattinata le associazioni hanno infatti organizzato un flashmob dedicato ai temi dell’attesa e del tempo: una lunga fila simbolica per rappresentare i troppi anni trascorsi senza risultati concreti. Nel pomeriggio, alle 18 al Centro civico di Cervignano del Friuli, si terrà invece un incontro pubblico per discutere e sottoscrivere le proposte contenute nel “Patto di Comunità”, con l’obiettivo di accelerare le bonifiche, favorire la riconversione ecologica dell’area e trasformare i territori compromessi in spazi di rinascita ambientale e sviluppo sostenibile.

Le attuali prospettive

«Nonostante lo stallo – prosegue il comunicato diffuso da Legambiente Fvg – negli ultimi anni alcuni segnali di cambiamento hanno iniziato a emergere. Nel 2020 il ministero dell’Ambiente e la Regione Friuli-Venezia Giulia hanno siglato un accordo di programma con l’affidamento nel 2024 di una parte degli interventi al Consorzio di Bonifica Pianura Friulana, che in 18 mesi ha concluso gli interventi di messa in sicurezza permanente di due discariche presenti nel sito. Ma soprattutto, dopo anni di tentativi falliti da parte dello Stato di ottenere il riconoscimento delle responsabilità private per il disastro ambientale, nel 2021 è arrivata una sentenza molto attesa: la Corte d’Appello di Milano ha riconosciuto per Torviscosa un danno ambientale da 117 milioni di euro, attribuendone la responsabilità a LivaNova PLC nell’ambito della vicenda Caffaro. Un principio rafforzato nel 2024 dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea, che ha ribadito il criterio del “chi inquina paga”, anche nei casi in cui i danni emergano dopo fusioni o scissioni societarie. In questo contesto, il Comune di Torviscosa prova a immaginare una prospettiva diversa. Con poco più di duemila residenti, l’amministrazione sta lavorando a un piano che intreccia riqualificazione ambientale, rilancio turistico e riconversione industriale: dalla bonifica delle aree contaminate all’installazione di impianti fotovoltaici sui terreni dismessi, fino ai progetti di reindustrializzazione del polo chimico, che promettono circa cinquanta nuovi posti di lavoro».

«L’area del SIN Caffaro di Torviscosa non può più restare sospesa tra due narrazioni: quella di un passato industriale ancora celebrato come simbolo di modernità e quella meno raccontata dei costi ambientali e sociali che quel modello ha lasciato in eredità al territorio e ai suoi abitanti. Oggi la sfida è capire se la transizione riuscirà finalmente a trasformarsi in un vero risanamento oppure se il peso del passato continuerà a rallentare il futuro della città», dichiarano le associazioni promotrici.

Le proposte delle associazioni

Per accelerare questo percorso, ACLI, AGESCI, ARCI, Azione Cattolica, Legambiente e Libera avanzano quattro proposte: 1) escludere l’area SIN da possibili utilizzi legati all’industria bellica, orientando invece le politiche pubbliche verso una riconversione coerente con la transizione ecologica e la tutela della salute; 2) istituire una cabina di regia regionale in grado di coordinare in modo stabile e integrato i diversi interventi e garantire piena trasparenza e accessibilità dei dati sulle bonifiche; 3) costruire un sistema condiviso di monitoraggio territoriale sugli impegni istituzionali, sui tempi, sulle risorse e sugli impatti ambientali e sanitari; 4) promuovere percorsi di partecipazione pubblica che coinvolgano cittadini, associazioni e imprese, a partire dall’organizzazione, a Torviscosa, di un evento regionale in occasione della Giornata Mondiale della Terra 2027 e negli anni successivi. L’iniziativa sarà un momento di confronto e verifica sullo stato delle bonifiche in Regione – che comprende due SIN e 159 siti d’interesse regionale, di cui circa 70 considerati critici – e sul consumo di suolo.

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